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Recensioni Autore: Gazmed Kapllani / Del Vecchio Editore / pp. / €

Breve diario di frontiera

Recensione di Martino Ciano
Breve diario di frontiera

Chi è il profugo? Colui che scappa da una situazione difficile o un barbaro conquistatore che porta il terrore nella nazione nel quale si rifugia?

In un momento in cui non si parla d’altro e un rinnovato sentimento xenofobo si riaccende in tutta Europa, la Del Vecchio editore ci propone questo libro di Gazmend Kapllani. Oggi stimato professore universitario che vive e lavora in Grecia; prima, nel 1991, all’indomani della caduta del regime comunista di Enver Hoxha, profugo albanese che raggiunse la nazione ellenica a piedi.

Breve diario di frontiera è la storia del profugo Kapllani. È il racconto di un gruppo di albanesi che spera di trovare al di là delle frontiere del proprio paese la Terra Promessa, l’Occidente opulento che dona felicità e riscatto. La realtà è invece un’altra.

L’autore racconta tutto con estrema semplicità. Usa l’ironia e il cinismo. Due ingredienti che sanno sempre scioccare.

Kapllani e i suoi amici sono profughi ingenui. Si fidano di un sogno chiamato libertà. Per loro la Grecia è sinonimo di pace, di lavoro, di democrazia, di felicità. Non immaginano che incontreranno l’emarginazione, lo sfruttamento, la povertà, la diffidenza, la trasformazione in capri espiatori. E quando le illusioni vengono meno e la realtà prende il sopravvento ecco la comparsa dei traumi e dei ripensamenti. Rimorsi che accompagneranno per sempre il profugo, reo di esser fuggito dalla propria nazione per inseguire un mito che non c’è. Traditore di una patria che lo ha educato ad essere suddito. Uomo che difficilmente riuscirà a riconciliarsi con il mondo, perché odierà tanto le sue origini quanto la terra che lo ospita.

Il primo trauma di cui ci parla Kapllani è proprio quello della frontiera. Una paura ancestrale. Le dittature infatti creano barriere invalicabili. Chi le prova a superare è un nemico del regime. Basti pensare che persino le antenne televisive venivano controllate dal regime di Hoxha. Guai coloro i quali guardavano le tv straniere. Soprattutto le emittenti italiane.

Significativi gli aneddoti che Kapllani racconta per farci capire la crudeltà della dittatura comunista in Albania. Alcuni di questi ci faranno addirittura sorridere.

La meraviglia degli albanesi difronte agli oggetti ripescati nel mare Adriatico e provenienti dall’Italia, considerati veri e propri fossili di una civiltà aliena. La storia della ragazza punita dal regime perché colpevole di aver scoreggiato mentre si piegava per commemorare il defunto Hoxha. Tutto questo ci viene raccontato con leggerezza, come se stessimo leggendo una favola.

Ma la forza di questo libro sta in altro. Kapllani trasforma la sua esperienza in storia universale dell’emigrazione. Delinea i tratti psicologici che si formano nel profugo. Da qualsiasi nazione egli provenga, da qualsiasi regime egli scappi, l’emigrante compie una scelta sofferente e dolorosa.

È un libro commovente e ironico ma Breve diario di frontiera è anche un’opera necessaria per chi vuole comprendere cosa si muove nell’animo di un profugo. Non stimolerà il vostro pietismo ma la vostra coscienza. Vi educherà a comprendere come sia possibile creare un mondo senza frontiere.