Recensioni Satisfiction propone la prima recensione “interattiva”. Funziona cosí: se la critica di Satisfiction ti convince a comprare il libro, ma dopo averlo letto ritieni che l’entusiasmo di Satisfiction ha deluso le tue aspettative, invia una mail a redazione@satisfiction.me che spieghi perché il libro che Satisfiction ti ha segnalato non era veramente “imperdibile e assolutamente da leggere”: Satisfiction ti rimborserà il prezzo di copertina.
Mattia Signorini /
Massimiliano Santarossa in un articolo pubblicato sulle pagine culturali del Messaggero Veneto ha scritto un articolo interessante sulla nuova tendenza della giovane narrativa nostrana. <<La letteratura italiana sta vivendo da qualche tempo una nuova primavera, in particolare legata al realismo narrativo, che del racconto e spesso anche della critica alla società fa il proprio scopo, il proprio fine. Dopo anni di
Moni Ovadia /
Recensire Madre Dignità di Moni Ovadia non è opera semplice, né meritoria di applausi sgangherati, eppure questo pamphlet va letto anche se, di questi tempi che assomigliano ad un volto di vecchio rugoso dal sole e dalla salsedine, può risultare sgradevole. Perché paragono il nostro tempo odierno ad un vecchio rugoso? Perché immaginate un tempo dove ogni giorno abbiamo da
Vinicio Capossela /
Ci sono cose ovvie che tuttavia è meglio ribadire, mettere sul tavolo, affinché non sia possibile ignorarle. Il nuovo libro del cantautore Vinicio Capossela, Tefteri (in uscita il 16 maggio per Il Saggiatore e presentato in anteprima al 3° festival del giornalismo di inchiesta a Marsala) nasce proprio dal bisogno di tornare indietro, non solo sui propri passi ma sulle
Antonio Zoretti /
Carmelo Bene è stato un grande genio del nostro Novecento. La sua figura irriverente e anticonformista e la sua opera di rottura meritano oggi una più alta considerazione nella nostra cultura. Ma si sa che gli irregolari nel provincialismo e nel conformismo dilagante di questo sciagurato paese non hanno mai avuto vita facile. Mai come in questo momento è utile
Luciano Bianciardi /
Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione de “La vita agra” di Luciano Bianciardi. Un anniversario che noi di Satisfiction non dimentichiamo, come il resto dell giornalismo culturale mercantile troppo impegnato a celebrare il nuovo romanzo di Dan Brown. Anche perché di Luciano Bianciardi Satisfiction ha pubblicato diversi inediti. Torniamo alla vita, quella agra. Un anarchico toscano arriva a Milano con un
Paolo Castaldi /
Analizzando brevemente anche la terminologia usata per descrivere Diego si fa in fretta a capire come ci venga trasmessa la sua figura: “eroe”, “re”, “santo”, “dio”. Un’icona, appunto. In queste pagine non c’è “l’altro” Maradona, il Maradona decaduto, il Maradona con problemi di droga e casini col fisco. Ma fatta questa considerazione, facciamo un passo ulteriore e torniamo alla premessa:
Giuseppe Cristaldi /
Nella narrativa contemporanea sono davvero rari i libri che fanno rumore. E quando vengono pubblicati si fa di tutto per boicottarli. Le redazioni dei giornali che contano e la critica letteraria più benpensante e conformista sono i demiurghi di un’operazione di ostracismo mirata a isolare nell’oblio l’autore che ha avuto il coraggio di scrivere un libro che disturba il manovratore.
Juan Carlos Mestre /
Juan Carlos Mestre è una delle voci più importanti della poesia spagnola contemporanea. Eclettico poeta e artista visuale, Mestre nei suoi versi resistenti e disobbedienti costruisce una presa di coscienza corale che cerca sempre una voce sola per stare sempre dalla parte dei più deboli e oppressi. Per lui la poesia è pane da spezzare con gli altri “è una
Roberto Calasso /
Roberto Calasso, per i cinquant’anni della fondazione della casa editrice Adelphi, scrive un saggio illuminante sul mestiere dell’editore e l’importanza di pubblicare buoni libri. L’impronta dell’editore è un viaggio interessante nel mondo del libro unico, quello in cui si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto. Roberto Calasso di libri unici
Teresa Ciabatti /
Teresa Ciabatti, giovane scrittrice romana, ha una specialità: racconta bene pessime famiglie romane. Giorni felici, uscito 5 anni fa da Mondadori, ne fu la prima testimonianza, questo Il mio paradiso è deserto la conferma dominatrice indiscussa del genere. Ciabatti, che in una delle sue vite precedenti è stata anche sceneggiatrice per il cinema, sa infatti come si mescolano le lacrime
Claudio Volpe /
Nel recensire Il vuoto intorno, opera prima di Claudio Volpe, scrissi di lui come uno scrittore dalle solida fondamenta. Auspicavo che questo giovane talento , in tempi di romanzo liquido, non abbandonasse mai quella strada. Da qualche giorno è in libreria Stringimi prima che arrivi la notte, la seconda prova narrativa dello scrittore pontino. Il romanzo non è affatto convincente.
Arno Camenisch /
Uno non se l’aspetta così, la Svizzera. Il primo pensiero, ingenuo e stereotipato quanto si vuole, certamente senza senso, ma pur sempre il primo, è quello di un paesaggio di austere banche e giardini ordinati, benestanti agricoltori che rasano i prati con la livella e cittadini cosmopoliti e poliglotti. Mentre in “Dietro la stazione” il villaggio descritto da Arno Camenish
Nicoletta Verzicco /
Maria Luisa è una giovane scrittrice che vive al nord. Sente vive nel sangue le sue origini pugliesi. Il richiamo della sua terra diventa intenso di memoria. Decide di intraprendere un viaggio a ritroso per indagare dentro se stessa, attraverso la scoperta della terra paterna di cui lei subisce il fascino. Maria Luisa è stregata dal sangue rosso della terra
Derek Walcott /
Iosif Brodskij scrisse a proposito della poesia di Derek Walcott: “La sua versatilità, nella metrica e nei generi, è invidiabile. Nell’insieme, però, questo poeta tende a un monologo lirico e a un discorso narrativo. Tutto questo, e la propensione a scrivere per cicli, come pure le pièces in versi, fanno di nuovo pensare a una vena epica, e forse è
Francesca Scotti /
C’è qualcosa di osceno nel viaggiatore che lungo la strada ha smarrito la meta e si intromette in una quotidianità sconosciuta come un testimone affrancato dalle responsabilità. Non che sia antipatica, ma perlomeno è sospetta Vittoria, nella sua permanenza in Giappone sempre più disorientata dalle metamorfosi della distanza. Una distanza cominciata nella fuga dalle abitudini, forse una semplice curiosità, trasformatasi
Valerio Magrelli /
Che il rapporto padre-figlio sia fondamentale, nella storia di ciascuno, ce l’ha ricordato tanta letteratura, dalla angosciosa Lettera al padre di Kafka alle pagine non meno tormentate (per quanto stemperate d’ironia) della Coscienza di Zeno di Svevo. Tema biografico e insieme letterario peraltro tornato in auge, come testimonia il sofferto Vita e morte di un ingegnere di Edoardo Albinati (Mondadori,
Giovanni Cocco /
Nel panorama letterario italiano si sta affacciando un’interessante narrativa del disincanto. Si tratta di giovani scrittori che finalmente hanno deciso di concepire e pensare opere narrative che sanno attraversare con un realismo fuori dai luoghi comuni la crisi in cui siamo precipitati. Dopo Viaggio nella notte di Massimiliano Santarossa (Hacca edizioni), romanzo che racconta l’epica suicida di un uomo senza
Peter Cameron /
Finalmente l’editoria sembra aver capito che piuttosto che pubblicare esordienti senza talento o spina dorsale è meglio volgere la propria attenzione al passato, verso libri inediti o dimenticati. Questo vale certamente per la celebrata coppia Stoner – Butcher’s Crossing firmata da John Williams (il trittico delle sue opere si completa con Augustus, pubblicato da Castelvecchi) ma anche per Un weekend,
Alfonso Gatto /
Alfonso Gatto è sicuramente il più eretico e il più “clandestino” dei poeti italiani del secondo Novecento. Tra ispirazione civile e alta tensione lirica Gatto nei suoi versi ha cantato con una naturalezza efficace il suo tempo. Da diverso tempo il poeta salernitano è stato dimenticato. Poco oggi si conosce la sua opera e la sua personalità eclettica. Per fortuna
Luigi Abiusi /
Mi si permetta di cominciare con un aneddoto platealmente autobiografico: eoni fa, durante il Festival di Venezia, lessi un articolo di Natalia Aspesi che lanciava strali contro l’esubero di violenza nelle pellicole presenti quell’anno al Lido; ovviamente la banda degli “orientali”, rappresentata da Takeshi Kitano (presente con “Hana-bi”, che poi si portò a casa il Leone d’Oro) e Kim Ki-duk