Gian Paolo Serino /
“Il romanzo in cui si è specchiato un milione di lettori americani”: recita così lo spot ideato da Einaudi per lanciare 2 anni fa Le correzioni: un martellamento pubblicitario di una portata invasiva davvero insolita per un libro, ma che ha sortito i migliori risultati viste le vendite e il tripudio di elogi recensori.
Se non fosse per questo singolare
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Le fanfare critiche hanno più o meno già suonato tutte per incensare l’ultimo libro di Andrea Vitali, nuova avventura «dell’autore da un milione di copie» come ormai viene definito uno scrittore, che almeno in termini di vendita, non sembra sbagliare un colpo. Non a caso si è parlato di fanfare perché, oltre ad una metafora trombettista dell’odierna critica letteraria, la
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Edward Bunker è un autore che anche alle nostre latitudini ha riscosso grandissimi consensi sia di pubblico che di critica. Un successo che, però, risulta alquanto incomprensibile: a parte la sua vita (71 anni dei quali la maggior parte trascorsa tra riformatori e penitenziari di massima sicurezza). Bunker, almeno come scrittore, è stato più una bestia che feroce. Eppure anche negli
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David Foster Wallace è un classico autore da esibire: più commentato che letto, più osannato che amato, è un fenomeno che dice molto sull’attuale situazione della letteratura giovane non solo americana e, soprattutto, sulla misera condizione nella quale sono obbligati a barcamenarsi lettori e critici. E’ un mondo senza memoria il nostro: e fa bene Wallace ogni volta a ricordarcelo