Buona parte del Novecento ha abituato il lettore a pensare che la poesia sia faccenda complessa e che il vero poeta debba rendere la comprensione, se non impossibile, quantomeno ardua. Così davanti a versi che, senza ostentarla, portano con sé la semplicità del discorso sensato viene quasi istintivo diffidare.
E forse è questo, ben radicato, luogo comune contro la poesia comprensibile e introspettiva che può spiegare l’assenza di Robert Frost dalle librerie italiane. L’unico libro in commercio Conoscenza della notte e altre poesie, edito una prima volta da Einaudi nel ‘65, ripubblicato in una versione ampliata (con l’aggiunta di una pregevole introduzione di Massimo Bacigalupo) da Mondadori nel 1998, è una scelta, ottima, di versi scritti dal poeta americano tra il ’13 e il ‘47.
Così dietro alla calma apparente dei boschi del New Hampshire, presagi di morte e un amore disperato per la vita si compongono in una quiete in movimento, costantemente percorsa da profonda inquietudine.
Come nella sua poesia più famosa (e forse più bella), Stopping by woods in a snowy evening, di cui vale la pena citare i versi finali: The woods are lovely, dark and deep./But I have promises to keep,/And miles to go before I sleep,/And miles to go before I sleep.

