990x27_promo

Angelica Grivel 12274362_1519235328391394_3724723482317339816_n1-75x75

Approdata infine ai miei sedici anni, qui mi ormeggio, magmatica, brulicante suggestioni, ambizioni e sentimenti. Ho i lineamenti irrisolti da bambina, ma posso vantare un cervello che frulla tra i cinque e i cinquant’anni. Grazie alla mia formidabile genitrice, posso definirmi un “albero che vola”: mi libro verso l’alto grazie alla mia curiosità da furetto circospetto e alla mia spietata esigenza d’imparare, ma ho la consapevolezza delle mie radici profondissime, alle quali non potrò mai abdicare e per le quali lotterò sempre. Mi dipano agevolmente in una crasi tra un’Adalgisa gaddiana icastica e propositiva, Pollyanna, ragazza piena di spirito, Elizabeth Bennet,arguta eroina ottocentesca di Jane Austen, una granitica, dignitosa e fiera donna deleddiana (nasco sul mare ma sento profondamente mia la montagna sarda), e una Holden Caufield in gonnella un po’ più smaliziata.

Angelica Grivel su Satisfiction.me:

L’estate senza uomini
Angelica Grivel /

L’estate senza uomini

“L’estate senza uomini” (quinto dei sei romanzi di Siri Hustvedt, 2012; il suo ultimo romanzo è “Il mondo sfolgorante”, 2014), reclama un posto d’onore nella propria libreria. La spia luminosa che attrae il lettore è il fatto di apparire ed essere autentico, nonostante l’ampia gamma di artifici linguistici di cui l’autrice fa sfoggio continuo. Il titolo che vorrebbe fungere da

Amy e Isabelle, di Elizabeth Strout
Angelica Grivel /

Amy e Isabelle, di Elizabeth Strout

Esiste una scrittura di genere? Non è dato sapere. “Amy e Isabelle”, primo dei quattro romanzi del premio Pulitzer Elizabeth Strout, potrebbe essere un archetipo di scrittura di genere, perché emerge un qualcosa di specificamente femminile (nell’accezione più positiva del termine): trama e scelte stilistiche sono impregnate di una forte affermazione dell’essere donna, di un’essenza muliebre che pulsa nel libro

Lourdes, di Rosa Matteucci
Angelica Grivel /

Lourdes, di Rosa Matteucci

Il libro inopinato; una rivelazione. Il romanzo d’esordio di Rosa Matteucci (che nel 2016 pubblica, sempre con Adelphi, “Costellazione familiare”) intitolato Lourdes, è un libro stringente che tira per la collottola, non lascia nemmeno un momento per recuperare fiato. In effetti si tratta solo del racconto di un pellegrinaggio a Lourdes compiuto da una ragazzina scalcagnata e maldestra in ruolo

Teoria e pratica di ogni cosa, di Marisha Pessl
Angelica Grivel /

Teoria e pratica di ogni cosa, di Marisha Pessl

Eversivo, esigente, vertiginoso, enciclopedico: una digressione dietro l’altra. Inesauste, così come le citazioni. Eppure, cosa ci porta a conclusione di quasi settecento pagine e poi a rileggerlo, ripromettendoci alla conclusione di tornare a tentare di scoprirne i segreti? Vero è che “Teoria e pratica di ogni cosa” è un romanzo sostanzioso dalla trama complessa, un giallo ermetico,sospeso tra commedia e

Julian Barnes, Il senso di una fine
Angelica Grivel /

Julian Barnes, Il senso di una fine

Centosessanta pagine di spietata retrospettiva. Di esile fattura, dunque, ma terribilmente pregno. Il recupero angosciato del vissuto; lo sguardo fisso sullo specchietto retrovisore, perseguitato dai momenti topici di una gioventù non all’altezza del rigore morale di una maturità frustrata e poi vinta dal senso di colpa. Questi, i perni tematici sui quali è incardinata la storia di una vita e