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Milton Fernández m.

Milton Fernández è nato a Minas, in Uruguay. In italiano ha pubblicato: Fattebenefratteli (premio Terre di Mezzo), Versi Randagi (primo premio Dipartimento di Italianistica, Università di Bologna), Bracadà (Di Salvo Editore), L’argonauta (Rayuela Edizioni), Sapessi, Sebastiano… (Rayuela Edizioni), Per arrivare a sera (Rayuela Edizioni), Sua maestà Il Calcio (Rayuela Edizioni), Donne, pazze, sognatrici, rivoluzionarie… (Rayuela Edizioni) e diversi racconti usciti in altrettante antologie. Ha curato, inoltre, per la stessa casa editrice, le traduzioni dallo spagnolo all’italiano di Italiani d’Altrove (AAVV), Storie dell’Era del Tango di Marcelo Caracoche e Trattato di sortilegi di Óscar Hahn.
Dal 2011 cura la direzione artistica del Festival della Letteratura di Milano.

Milton Fernández su Satisfiction.me:

La vita segreta delle parole. Nonversazioni e petalositudini
Milton Fernández /

La vita segreta delle parole. Nonversazioni e petalositudini

Le parole sono originariamente, necessariamente, magiche, sostiene Borges. Cioè ubbidiscono a induzioni sensoriali, corporee, prima di inoltrarsi in quelle zone del cervello dove saranno classificate, una volta per tutte, riducendosi spesso ad etichette nel catalogo del nostro divenire. Prendiamo il vocabolo Notte (night, nuite, noche, nacht…), ad esempio. Forse riusciva, un tempo, a racchiudere l’intera notte – i suoi brividi,

Cecità morale – Zygmunt Bauman
Milton Fernández /

Cecità morale – Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman è uno splendido ragazzino di novanta e passa anni, con la passione per il gioco. Tempo fa ci lasciò tutti quanti (esagero) con il naso all’insù, a cercare di sciacquarci gli occhi con la sua Modernità liquida. Quella che ci siamo costruiti con le nostre mani, dove confini etici e riferimenti sociali ci scappano tra le dita, per finire –

Marginalia
Milton Fernández /

Marginalia

Raccontava una volta Gabriel Garcìa Marquez che dopo l’uscita di Cent’anni di solitudine -la gragnuola di premi, consensi, traduzioni e vendite straordinarie che la seguì- un giorno aveva preso un treno per andare a trovare un amico, a cui aveva promesso quel libro di propria mano. Un libro diventato ormai ingombrante, lontano, quasi estraneo. Lo aprì, con una punta di