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Paolo Priolo

“La versione di Barney” (“Barney’s Version”, 1997) di Mordecai Richler
Paolo Priolo /

“La versione di Barney” (“Barney’s Version”, 1997) di Mordecai Richler

Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata. Fra l’altro mettendomi a scribacchiare un libro alla mia veneranda età violo un giuramento solenne, ma non posso non farlo. Non posso

“Libra” (1998) di Don DeLillo
Paolo Priolo /

“Libra” (1998) di Don DeLillo

Quello era l’anno in cui viaggiava in metropolitana fino ai confini della città, trecento e più chilometri di binari. Gli piaceva mettersi in testa al primo vagone, le mani premute sul vetro. Il treno squarciava le tenebre. I passeggeri alle varie fermate fissavano il nulla con un’espressione messa a punto negli anni. Gli veniva da chiedersi, sfrecciando davanti a loro,

“Il nuotatore” (“The Swimmer”, 1964) di John Cheever.
Paolo Priolo /

“Il nuotatore” (“The Swimmer”, 1964) di John Cheever.

Era una di quelle domeniche di mezza estate in cui tutti se ne stanno seduti e continuano a ripetere: “Ho bevuto troppo ieri sera”. Si potevano udire i parrocchiani che lo bisbigliavano all’uscita della chiesa, si poteva udirlo anche dalle labbra del parroco, mentre si infilava faticosamente la tonaca nel vestibolo, si poteva udirlo nei campi di golf e di

Il figlio (The Son, 2013) di Philipp Meyer
Paolo Priolo /

Il figlio (The Son, 2013) di Philipp Meyer

Mi hanno profetizzato che sarei vissuto fino a cent’anni e siccome li ho compiuti non vedo perché dovrei dubitarne. Non morirò da cristiano, ma il mio scalpo è intatto e se esiste un terreno di caccia eterno, lì sono diretto. Oppure allo Stige. Al momento credo che la mia vita sia stata fin troppo breve: quanto bene potrei fare se

“Ricordati di vivere” (2013) di Claudio Martelli
Paolo Priolo /

“Ricordati di vivere” (2013) di Claudio Martelli

Se mi decido a scrivere non è per rivendicare meriti e riscattare torti, non sono spinto da risentimenti e neppure da nostalgia, anche perché, se guardo indietro, più di quel che abbiamo compiuto vedo quello che avremmo dovuto fare. Scrivo per sottoporre la mia esistenza a un esame, anzi, a una prova del fuoco, che mi consenta di distinguere il

“American Psycho” (1991) di Bret Easton Ellis
Paolo Priolo /

“American Psycho” (1991) di Bret Easton Ellis

“Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”, sta scarabocchiando a grandi lettere rosso sangue su un muro della Chemical Bank, presso l’incrocio fra l’Undicesima e la Prima Avenue, a New York; e l’iscrizione è tanto vistosa che la si legge comodamente dall’interno del nostro taxi, che avanza a piccoli strappi nel traffico caotico, proveniente da Wall Street. Timothy Price ha fatto appena

La metamorfosi (“Die Verwandlung”, 1915) di Franz Kafka
Paolo Priolo /

La metamorfosi (“Die Verwandlung”, 1915) di Franz Kafka

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a

“Ferito a morte” (1961) di Raffaele La Capria
Paolo Priolo /

“Ferito a morte” (1961) di Raffaele La Capria

La spigola, quell’ombra grigia profilata nell’azzurro, avanza verso di lui e pare immobile, sospesa, come una fortezza volante quando la vedevi arrivare ancora silenziosa nel cerchio tranquillo del mattino. L’occhio fisso, di celluloide, il rilievo delle squame, la testa corrucciata di una maschera cinese – è vicina, vicinissima, a tiro. La Grande Occasione. L’aletta dell’arpione fa da mirino sulla linea

Electric Kool-Aid Acid Test” (“The Electric Kool-Aid Acid Test”, 1968) di Tom Wolfe
Paolo Priolo /

Electric Kool-Aid Acid Test” (“The Electric Kool-Aid Acid Test”, 1968) di Tom Wolfe

Giusta considerazione, Cool Breeze. Cool Breeze è un ragazzo con la barba di tre o quattro giorni seduto accanto a me sul fondo di metallo stampato del cassone di un furgoncino. Sobbalziamo insieme. Ci immergiamo, riemergiamo e rolliamo come a bordo di una nave su quelle molle marce. Dal retro del furgone la città di San Francisco rimbalza giù per

“Il compromesso” (“The Arrangement”, 1967) di Elia Kazan.
Paolo Priolo /

“Il compromesso” (“The Arrangement”, 1967) di Elia Kazan.

Non l’ho ancora capito il mio incidente. Ho pensato e ripensato agli avvenimenti di quel giorno, il giorno dello scontro, con tutto il senno di poi raccolto negli anni che sono trascorsi. Ho pensato e ripensato agli avvenimenti dei mesi precedenti lo scontro, a quelli che dovrebbero spiegarlo. Ma c’è ancora un mistero. L’enigma non è nel fatto che un

Andre Agassi: Open
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Andre Agassi: Open

Apro gli occhi e non so dove sono o chi sono. Non è una novità: ho passato metà della mia vita senza saperlo. Eppure oggi è diverso. È una confusione più terrificante. Più totale. Alzo lo sguardo. Sono disteso sul pavimento accanto al letto. Adesso ricordo. Sono passato dal letto al pavimento nel cuore della notte. Lo faccio quasi tutte

Albert Camus: Lo straniero
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Albert Camus: Lo straniero

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti”. Questo non dice nulla: è stato forse ieri. “Lo straniero” (“L’Étranger”, 1942) di Albert Camus

Raymond Chandler: Il grande sonno
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Raymond Chandler: Il grande sonno

Erano pressapoco le undici del mattino, mezzo ottobre, sole velato, e una minaccia di pioggia torrenziale sospesa nella limpidezza eccessiva là sulle colline. Portavo un completo blu polvere, con camicia blu scuro, cravatta e fazzolettino assortiti, scarpe nere e calzini di lana neri con un disegno a orologini blu scuro. Ero corretto, lindo, ben sbarbato e sobrio, e me ne

Paura e disgusto a Las Vegas
Paolo Priolo /

Paura e disgusto a Las Vegas

Eravamo dalle parti di Barstow al limite del deserto quando le droghe cominciarono a fare effetto. Ricordo che dissi qualcosa come: “Mi sento la testa un tantino leggera; magari potresti guidare tu…”. E immediatamente dopo ci fu un terrificante ruggito tutt’intorno a noi e il cielo si riempì di enormi pipistrelli strillanti in picchiata sulla nostra macchina, la quale filava

Monti sotto la neve
Paolo Priolo /

Monti sotto la neve

Il vagone della funicolare diede un’ultima sgroppata e si fermò. Non poteva proseguire, la neve formava un banco compatto sul binario. Il vento che spazzava il fianco esposto della montagna ne aveva indurito la superficie in una crosta liscia e ben tornita. Nick, che stava dando la sciolina agli sci nel bagagliaio, ficcò gli scarponi nelle staffe di metallo e