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Vito Benicio Zingales vbz per bluette

Palermitano, ma con temporanee radici Milanesi. Nella permanenza Milanese (Criminologo, Funzionario Sociale, ho lavorato un paio d’anni in Prefettura a Milano), alcuni incontri “fatali”, da Gian Paolo Serino a Viola Cadice, due che con la penna (il primo) e uno zoom (la seconda) sanno, e bene, come manifestare il mondo. Nel 2010 l’ultimo mio romanzo, “Da Mezzanotte a Zero”, per Zero91; a Febbraio di quest’anno, la “Trilogia della steppa”, l’ultima di una lunga serie di racconti che pubblico sul mio blog, “D’Impatto”. Apparirò (un pò di egocentrismo italiota non fa male), tra i protagonisti di “Nero. La Serie”, di Giuseppe Piva, una fiction in sei puntate per Agata Film in onda sul DT da questa primavera. E sempre in Primavera, “Vaenesius, l’Avvento”, un film di Gianni Cannizzo … mia la “visione” e la sceneggiatura.
Per “Satis” cercherò anch’io d’istigare il lettore a trattenere il fiato ai propri pensieri e di seguirmi, quindi, dentro una piccola nicchia di parole … schiette, veloci, ma spero accuminate come “taglienti fendenti d’ossigeno”. “Carnària, cose di fendenti e di salvacondotti imbecilli”, vorrà elevarsi al rango di pausa pensante. Il genere è minimo. Il consumo adatto a “bulimici della parola disincantati”.
Vivo tra Milano e Palermo … dentro un immenso tragitto sentimentale che, viste le premesse, non concluderà mai …

Vito Benicio Zingales su Satisfiction.me:

Sottofondo
Vito Benicio Zingales /

Sottofondo

siamo frangibili esclamazioni, rotabili domani senza titolo, dischi orario senza inizio tra evenienze compatibili e deplorabili ricatti. siamo tiepide prudenze, piccole vendette quotidiane, siamo un altrove senza prezzo rilevante, scontrini battuti a saldo tra macchie di voglie uguali. siamo differenze cieche, scarti di intervallo tra sorsi di nebbia in mezzo. siamo i contabili dello sfratto esecutivo notificato al nostro ieri,

Il piacere richiede scienza
Vito Benicio Zingales /

Il piacere richiede scienza

Il tocco, ad inizio procedura, deve essere segnatamente lieve. Il piacere richiede scienza. E variabile personalità. Per esso, risultano necessarie attitudine al comando ed estrema competenza. La questione pone arbitrio. L’esercizio va somministrato con levità, all’inizio, e con imperiosa potenza, alla fine. “L’effetto morsa” solo sul risalire del getto, mai prima. Sul primo tratto della “contesa”, è indispensabile discriminare la

Resoconti
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Resoconti

E ti succede che le paghi tutte, nessuna esclusa, dalla prima all’ultima tra le fottute imposte che devi alle cose del cuore. E ti sbatti ogni Cristo di un Dio per quel disavanzo eucaristico o per quella contabile evenienza emotiva. Se prima eri leggenda adesso sei rogna: l’inesauribile pertinenza che il ricordo amministra per bene. Ora sei quel tanto che

Il posto dove sognano i pesci
Vito Benicio Zingales /

Il posto dove sognano i pesci

Ti capita di osservarlo dal vapore in corsa dei treni amanti l’autunno e ti succede di coglierlo dalle vocali variabili che benedicono ogni grammatica amorosa. E lo senti al risveglio quando l’avvenire si sporge da una piccola frase. No, non è lontano dalle domande che abitano l’incoscienza dei diluvi in partenza: è il posto dove sognano i pesci. 

Incline
Vito Benicio Zingales /

Incline

Ne derivava quello smarrirsi, poco accentuato, di vita negli occhi. Non importava quanto fosse incline al motivo e al vanto, ma quel disprezzo, elegantemente ostentato, escludeva, alla sera, il proprio archivio di lattice dalla libidine del dolo. Quel frequentare sottovoce le intemperanze dell’ovvio esaltava, in fondo, il più irritante dei delitti … e lei, quel coltello di avvisi sfrontati, continuava

Inservibili
Vito Benicio Zingales /

Inservibili

Ne afferri un pezzo, poi l’altro, che il “sangue” è quasi andato. Ne stabilisci la tenuta e il vigore. Lo stendi e, con calma, ne aggiusti i motivi che sbiadiscono agli angoli. Respiri, butti in gola e intuisci d’esserci capitato in mezzo, ancora. Ti metti seduto, magari. Fai piano, irrigidisci l’ordinario e ti fermi. Uno slancio, alla fine, li trovi:

Chilometro Zero
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Chilometro Zero

 Esauribili attenuanti al chilometro zero, ci sei tu alla meta con un cocktail di opzioni e di codici a barre. Davanti hai tempo, alle spalle un revival di indizi. Sei a corto di motivi probanti e un “ormai” ficcato nel centro del cuore. Codifichi il rimorso e traduci il rimpianto, sul cruscotto l’evidenza, il segnale, lo start. Nessuna attenuante: riparti,

A Sud di Ti amo
Vito Benicio Zingales /

A Sud di Ti amo

E ti accorgi di quel peso quando al tatto svegliano la vita, magari è sete di sbieco o fantasmi di una fame occasionale, eppure risalgono la somma da quelle piccole vendette di “restituite con tassa a carico”. “Lascia fottere!”, suggerisce l’amico al banco, ma è nello stile di chi rimette la vista a chi ha concesso i fuori commercio di

Estetica del disprezzo
Vito Benicio Zingales /

Estetica del disprezzo

Quanto fosse stata perniciosa la tappa, amico mio, risultò certo perfino agli avvoltoi e a tal punto che ai sollazzi della furia essi preferirono l’umiliazione del digiuno. Quella ricca frontiera, tanto temibile quanto irrimediabile, mostrò al viandante, là in transito, la comunione tra scelleratezza e delitto …. e più miserabile allignava lo scenario, più coinvolto alla calunnia appariva l’ipogeo che

Servibili resti
Vito Benicio Zingales /

Servibili resti

Ti senti col radiatore a pezzi, col pieno di forse in gola e con quell’ormai non c’è più tempo per aver giocato di rimessa con le regole del quando. Non ce la fai a guardarti dentro perché la tua prigione non ha occhi e abbastanza ali da concederti un sufficiente fuori. Senti che non c’è posto al mondo, che non

Account
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Account

Account Quel giorno, sulla tratta, consueta al motivo della mia scelta, ebbi la ventura di trascorrere il mio tempo con una coppia quanto mai singolare: madre e figlio, lei superati i settanta, lui malfermo sui quaranta … lei agghindata a fatal bistrot, lui trascinante il rosso del gozzoviglio provinciale. Per tutta la durata della involontaria condivisione, fu uno di quei

Epifanie
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Epifanie

Queste epifanie apparenti, questa acqua terragna e questi sapori di eccedenze zolfigne. E’ una stagione di pietrami molli e di cardinali enormi, di ragionieri allupati e di polifemi sciancati. Un vicolame di neutri azzardi e uno sciattume di potentami indegni. Quell’eventualità persa all’entusiasmo, quel maritarsi di cordami umidigni, quella deriva di minchioni rosicanti … e l’annacquarsi, poi. Dappertutto piantumato a

Espanso adattabile
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Espanso adattabile

Da dove comincia l’adesso è identico alle cose che sono: “Un caffè …”, domando. “Ristretto?”, chiede. “Si, grazie.”, commento. Divido a zone il mio tempo, rispettando ordinari contratti e comuni variabili. Io sono quel mese scaduto tra indebite promesse, quel viceversa adattabile alle occorrenze di ogni stagione. Sono quel “tanto era tutto previsto” sul bordo di un rumore attutito, una

Variabili
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Variabili

Voglio essere quell’indeducibile peccato, l’ovattato delle cattive intenzioni, quell’avviso immorale di vendita al dettaglio. Voglio andare a ricavo di scandali pruriti e mostrarmi puttana all’impresario dei miei debiti difronte. Voglio essere l’appuntamento scabroso, quel bonifico da accordare alle mie peggiori ragioni, quelle mani sporche da applicare al poco preferibile rinvio delle parti. Voglio essere quel titolo di viaggio per le

Organza
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Organza

Lasciatevi al fare dell’eccedere, al giusto compenso dell’imprudenza, alle misure dell’impreciso, alle menzogne più lucrose, alle meraviglie di quelle mistiche pornografiche. La mia prossima acqua, credetemi, non avrà mete e la mia sete non trascorrerà avvertiti scali. Avrò secoli da raccontare agli incisivi del “piuttosto provo” e altri ancora da proporre allo stupro dello sbaglio. Mi concederò anch’io alle necessità

L’altro lato del dove
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L’altro lato del dove

Nell’attutirsi del giorno, tra predicati di nicotina combusta e desinenze di biancheria variabile, era il medesimo, tiepido scomporre: “Domani?”, chiese. “Non posso.”, rispose. Compatibile a quel lascito di giorno contabile, lui recuperò calzini e promesse con lo stesso gesto con cui il toccare era meno di dio, ma più potente dell’erogare miracoli. Dall’altro lato del dove, giustappunto sul bordo opposto

Puttana
Vito Benicio Zingales /

Puttana

Essere puttana è una vera arte e non una di quelle professioni incautamente esercitate da caviglie snelle e tette sboccate. No, non basta una coscienza depilata per professarsi degnamente immorale. La millantata grazia non è una etichetta mondana, ma qualcosa al di sotto del sangue e al di sopra di dio

Cruentaque
Vito Benicio Zingales /

Cruentaque

Io sono costruito col sangue che fiuta. Inventato dal colera dei vinti, per la fame di tutti i bastardi. Io sono lavorato a mano col cuore che impara veleno. Non ho depliant di tendini a scatto, né cataloghi di lattice a getto. Io vengo dal fuoco che nutre. Non piazzo cerimonie di megattere stanche, né finzioni di baldracche all’asta. Io

Clienti
Vito Benicio Zingales /

Clienti

Al bar di sotto è condensa incapace di tempo. Abituali e tra parentesi, i clienti sono viceversa a sé stessi, come dadi sempre pari al variare di un lancio. Sono affittasi  a buon prezzo, come sul bordo di prostitute promesse. Di passaggio e tra esclamanti quarti di vetro, i clienti sono rimborsabili consuetudini di viaggio, come pezzi da mettere all’incanto.

Motel
Vito Benicio Zingales /

Motel

Alla 33 tutto faceva dispari, anche quel “disgusto” da inghiottire alla fine. Erano l’oltremodo nel prezzo, la tariffa da appendere alla porta delle miserabili promesse. Facevano impareggiabile la frode, includendo nell’ordine … l’irreversibile coltello, il torbido calcolo e l’inesauribile movente. Alla 33, gli alibi non pretendevano altra pelle, solo un rosso sbavato per coerenza liturgica e mistica differenza di ruoli.