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Recensioni Autore: Vito Briamonte / Robin Edizioni / pp. / €

Donne che tirano con l’arco

Recensione di Nicola Vacca
Donne che tirano con l’arco

Vito Briamonte nello scrivere il suo romanzo non avrebbe voluto raccontare la sua città e la sua regione (stiamo parlando della Campania) come un covo di criminali o gente senza scrupoli. Per lui sarebbe stato meglio scegliere altri luoghi, ma uno scrittore serio scrive solo di quello che conosce.

Donne che tirano con l’arco è un noir profondamente politico e sociale che tocca le corde più tese di questa crisi morale, economica e politica che sta attraversando il nostro Paese.

L’autore si affida all’invenzione per raccontare il disastro delle istituzioni, il drammatico proliferare delle ingiustizie sociali che in questi anni è stata la causa di molti suicidi.

La Campania raccontata da Vito Briamonte è soltanto lo specchio di un Paese che soffre e in cui da oltre un ventennio in modo particolare si assiste a una deriva che sta diventando un punto di non ritorno.

La storia di Myriam Cosimo, che Vito Briamonte mette al centro del suo noir, nasce da una delle tante ingiustizie e abusi che il potere economico e politico commette ai danni dei più deboli e dei cittadini onesti.

In una città governata da un sindaco che da oltre venti anni ha stipulato un patto di sangue con la criminalità e senza alcuna opposizione comanda e dispone di ogni cosa considerando i cittadini dei sudditi, Miryam con il suo arco di frecce diventa un simbolo pericoloso della rivolta contro il malaffare, la malagiustizia e la cattiva politica che hanno ridotto sul lastrico la sua famiglia.

Donne che tirano con l’arco è un noir spietato e Vito Briamonte con una scrittura tesa e radicale affonda la penna nel tessuto estremo dei luoghi in cui si svolge la vendetta di Myriam, riuscendo attraverso fatti di pura fantasia a dare un quadro esaustivo di tutti i drammi del nostro Paese, diventato negli ultimi anni un obitorio a cielo aperto in cui sono state prevalentemente le persone oneste a pagare ( anche con la vita) il prezzo più alto di questa crisi che ha impoverito tanti e sulle spalle della povera gente ha arricchito i soliti noti.

Compito di uno scrittore è quello di dare l’allarme, scrive giustamente Albert Camus.

Vito Briamonte, nel ritmo incalzante di questa storia italiana e campana che nasce dalle difficoltà della vita quotidiana, racconta il malessere sociale che serpeggia, l’autoreferenzialità della classe politica, il dramma giustizialista di una magistratura che si è sostituita alla politica, smarrendo la strada dell’indipendenza.

Da questo malessere nasce Miryam Cosimo, che decide di farsi giustizia da sola dopo aver subito drammaticamente la prepotenza dei più forti che si sanno fare forti solo con i più deboli.

Vito Briamonte ce lo fa sentire tutto il suo allarme in queste pagine di vibrante protesta: se come diceva Aristotele la giustizia è uguale solo per gli uguali e disuguale per i disuguali, e alla fine le ingiustizie, i soprusi e le prevaricazioni diventano fatti all’ordine del giorno, all’orizzonte del vivere civile si addensano le nubi pericolose della vendetta personale di chi disperato si sostituisce alla giustizia che opprime.

Miryam Cosimo nell’invenzione romanzesca di Vito Briamonte è un personaggio di fantasia che decide di farsi giustizia da sé perché è stata proprio la Giustizia della sua regione e del suo Paese, corrotta dai compromessi con la politica affarista e con i criminali, a affossare la sua esistenza di persona onesta.

Donne che tirano con l’arco è un romanzo del nostro tempo. Vito Briamonte è uno scrittore che attraverso l’invenzione del romanzo è riuscito a dare voce a uno dei periodi più oscuri della vita italiana.

Miryam Cosimo non è un personaggio reale, anche se il limite tra realtà e fantasia è davvero sottile. Se guardiamo la televisione o apriamo i giornali molti dei fatti narrati da Briamonte sono il fulcro di quella cronaca nera in cui a dominare la scena è il quotidiano intreccio tra affari e politica con tutte le sue conseguenze.

Se la realtà supera la fantasia, non sparate sullo scrittore. A lui piace scrivere delle storie, il resto viene da sé.