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	<title>Satisfiction</title>
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	<description>è la prima rivista di critica letteraria che rimborsa i libri consigliati. Ideata e diretta da Gian Paolo Serino.</description>
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		<title>La ferita aperta dell&#8217;ispirazione. Intervista ad Amélie Nothomb.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inediti]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando entra in una stanza, con il suo cappello a cilindro di velluto, la celebre scrittrice belga Amélie Nothomb non può davvero passare inosservata. Divenuta presto una vera e propria celebrità letteraria grazie anche alla sua proverbiale prolificità – sta ultimando il suo 75° libro – con Uccidere il padre (Voland), la Nothomb è tornata ai livelli dei suoi più ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando entra in una stanza, con il suo cappello a cilindro di velluto, la celebre scrittrice belga Amélie Nothomb non può davvero passare inosservata. Divenuta presto una vera e propria celebrità letteraria grazie anche alla sua proverbiale prolificità – sta ultimando il suo 75° libro – con <em>Uccidere il padre</em> (Voland), la Nothomb è tornata ai livelli dei suoi più grandi successi (<em>Igiene dell’assassino</em>; <em>Stupori e tremori</em>) narrando la storia del talentuoso e irrequieto quindicenne Joe che incrocia il destino del più grande mago vivente, Norman e della sua compagna, Christina. Las Vegas con la sua promessa di fama e successo rimane a lungo un’esca visto che Norman vive nella ben più anonima Reno. Ma parafrasando la sua scelta controcorrente e di basso profilo, la Nothomb conclude che il Papa non possa essere una persona perbene proprio perché continua a risiedere nel Vaticano. <em>Uccidere il padre</em>, grazie ad una scrittura pungente e ad una arguta ironia si rivela un romanzo distillato da sorseggiare con cura o da ingollare d’un sorso, lasciandosi travolgere dal fascino della magia e dal demone del fuoco, dal continuo gioco fra controllo e abbandono, fedeltà e tradimento su cui ruota questo romanzo. E infine, come una perfetta illusionista, la Nothomb ci riserva anche un colpo di scena degno di nota. Chapeau.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Francesco Musolino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Amélie, qual è stata la scintilla che ha dato il via al suo ventesimo romanzo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa storia è nata grazie alla frequentazione dell’ambiente dei maghi, che risale a dieci anni fa. Pensavo mi avessero avvicinato per via del cappello che indosso e invece ho scoperto d’essere la lettura preferita dei maghi e, nel tempo, ho potuto frequentarli e conoscere e apprendere il loro ambiente. Il personaggio di Joe Whip è un antieroe, uno Iago moderno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Com’è nato questo quindicenne?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ha visto bene, sarebbe perfetto nei panni di uno Iago contemporaneo. L’ambiente dei maghi è stato lo sfondo ideale ma per scrivere sono tornata indietro sino ai miei quindici anni e vi garantisco che quella è un’età folle, in cui si può fare davvero di tutto, si può diventare ladri, scrittori o assassini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché l’affascina tanto la magia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La magia ha un fine generoso perché pone nell’altro il dubbio sulla realtà e proprio per questo c’è un forte legame con la vera letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>É andata davvero al festival Burning Man?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Certamente! Sono andata all’edizione del 2010 con molto scetticismo ma ne sono rimasta sbalordita. È un’utopia che funziona da vent’anni, una vera magia: una città che compare all’improvviso divenendo meta per circensi d’ogni tipo, per poi scomparire nella polvere del deserto. Dopo esserci stata ho pensato che ne dovevo scrivere, per i terrestri. I fire-dancer di cui scrive sono in qualche senso dei maghi, sempre in bilico fra pericolo e controllo? I più grandi maghi sono proprio loro, perché scendono a patti con il fuoco, lo dominano ma sono continuamente in pericolo. Li ammiro perché rischiano la vita eppure non lo fanno per i soldi ma solo per stupire, per ammaliare il pubblico, specie quello del Burning Man.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In inglese si scrive “fire-dancer”, in francese “danseur de feu”: non è affatto la stessa cosa..</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì è vero, perché in francese si aggiunge un complemento che trovo superfluo. Non ho una particolare ammirazione per la lingua inglese ma in questo caso dà vita ad un’espressione molto più forte, lascia che le parole cozzino fra loro e diano vita a delle scintille. In francese c’è troppa struttura, come nella traduzione italiana e invece, bisogna lasciare che il fuoco possa danzare. Anche con le parole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla fine Christine cede a Joe ma Norman vorrebbe non provare gelosia. Lei crede sia possibile un amore totalmente libero in una coppia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> L’amore libero, quello degli hippie, esiste davvero e abbiamo sbagliato a prenderlo in giro, a svilirlo, sia perché non è fallito ma soprattutto perché le alternative successive sono state peggiori. Nel west degli USA ci sono ancora hippie e si tratta di una comunità molto più equilibrata di quanto si creda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Joe è in cerca di un padre ma la voglia di paternità di Norman può tramutarsi in una ossessione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente non ho un’esperienza personale ma ho osservato che molti padri, semplicemente e in modo assai ingeneroso, non vengono riconosciuti dai propri figli. Credo che si tratti di un tipo di sofferenza prettamente moderno che andava analizzata e questa è stata un’altra delle scintille che ha dato vita al romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei scrive che il Vaticano e Las Vegas sono due luoghi illusori…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Las Vegas e il Vaticano vengono entrambe riconosciute nel mondo per qualità che non rispecchiano. Il Vaticano dovrebbe essere la sede del cattolicesimo e invece vi regna il clero con un potere enorme e molte ombre. Allo stesso modo, Las Vegas è la capitale del gioco ma in realtà è il luogo simbolo della magia. Adoro come questi due posti riescano ad illuderci ogni giorno, celando la propria natura al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sta scrivendo il suo 75° libro: che rapporto ha con l’ispirazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È verissimo, lo sto finendo proprio in questi giorni. Sorprende anche me questa prolificità ma la mattina, quando mi sveglio, mi ritrovo incinta e devo scrivere. Come se anni fa si fosse aperta una ferita e da allora l’ispirazione è continua. Per fortuna.</p>
<p><a href="www.francescomusolino.it">Francesco Musolino</a></p>
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		<title>Riccardo Antoniani inedito. Poesie per o(re)cchio sinistro.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inediti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riccardo Antoniani (Padova, 1979), poeta, artista e saggista, risiede a Parigi dove lavora come ricercatore in teoria letteraria e storia dell’arte, dedicandosi alla relazione “tam phisice quam ethice” tra corpo e testo in diversi autori del Novecento. Ha lavorato all’Istituto Italiano di Cultura a Cracovia, l’Ufficio pubblicazioni della Commissione Europea in Lussemburgo e la libreria Shakespeare and Company a Parigi presso ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riccardo Antoniani (Padova, 1979), poeta, artista e saggista, risiede a Parigi dove lavora come ricercatore in teoria letteraria e storia dell’arte, dedicandosi alla relazione “tam phisice quam ethice” tra corpo e testo in diversi autori del Novecento. Ha lavorato all’Istituto Italiano di Cultura a Cracovia, l’Ufficio pubblicazioni della Commissione Europea in Lussemburgo e la libreria Shakespeare and Company a Parigi presso cui ha collaborato a diverse edizioni dell’omonimo festival letterario. Nel 1999 ha dato alle stampe la sua prima plaquette, MAC(H)INA, e nel 2005 la raccolta RI V/D ERSI AD/(D)OSSO da cui Satisfiction propone queste “poesie per o(re)cchio sinistro”, che l&#8217;autore identifica così: &#8220;La mia poesia: esattamente quel che è scritto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>figli d a/e (gl)i (Q)ori V olen T dei padri</p>
<p>“ non sarà una ron D ne s/conosciuta a sa(cche)g G are</p>
<p>la mia primavera ”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>felice come un isola</p>
<p>d(elizi)ato</p>
<p>che(‘) cre D a C ò che ve D</p>
<p>e d(’)/istanza</p>
<p>che(’) ve D solo C ò che cre D</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>men 13</p>
<p>con/torto</p>
<p>an 9 rano</p>
<p>l’8 ne</p>
<p>d’un</p>
<p>2 llo</p>
<p>a tt/rr eso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>nel (gua)da n/g no</p>
<p>esper T</p>
<p>del ve(n)der C (si) bene</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>s 8 un fa C le vento D questura</p>
<p>figli fraterni ves T T in uniformi</p>
<p>D V se D brutalità</p>
<p>caina &amp; impunita(‘):</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dis(t)or D/sio ne</p>
<p>ab/sopr uso &amp; (D)sprezzo</p>
<p>con arroganza il potere</p>
<p>fino alla pubblica esecuzione</p>
<p>tornan(d)o in uso</p>
<p>le tat T che dell’ul T m’ora</p>
<p>o esperte strate G e</p>
<p>is P rate da una sigla</p>
<p>quale c/s ia</p>
<p>non (t’)importa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tu</p>
<p>(in)tanto</p>
<p>perdendo stalle per st L</p>
<p>la notte che D V s/d e in due il G orno</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ver (T) G ni</p>
<p>le solitu D ni a(r)mate</p>
<p>15 P ace 16</p>
<p>am(mal)arsi</p>
<p>da’ rifu G o al tempo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>attardarsi e sconfinarsi</p>
<p>(d)entro il senso comune</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D sse/minate le membra</p>
<p>che col(’) (c)or(p)o ca(r) P sco</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>il desiderio D S re inu T le</p>
<p>stringendo alla pan C a</p>
<p>la C nghia della propria con D zione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>n L cos(c)e aperte</p>
<p>s ot/en to la carne (ef)f i/re mere</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nathanael West.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SatisDraw]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Petrella, autore della striscia domenicale su L’Unità, recensisce i libri a fumetti inaugurando il filone della CRITIC NOVEL. Protagonista di questo nuovo fumetto è Nathanael West con Il giorno della locusta,  edito da Mattioli ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Marco Petrella, autore della striscia domenicale su L’Unità, recensisce i libri a fumetti inaugurando il filone della CRITIC NOVEL. Protagonista di questo nuovo fumetto è Nathanael West con Il giorno della locusta,  edito da Mattioli 1885.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/west.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10894" title="west" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/west-300x226.jpg" alt="" width="285" height="190" /></a></p>
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		<title>Juan Carlos Onetti.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SatisRetrò]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraversò l&#8217;avenida, nella pausa del traffico, e si mise a camminare per Florida. Gli scosse le spalle un brivido di freddo, e immediatamente la risoluzione di essere più forte dell&#8217;aria viaggiatrice tolse le mani dal rifugio delle tasche, aumentò la curva del petto e raddrizzò il capo, in una ricerca divina sul cielo monotono. Avrebbe potuto sfidare qualsiasi temperatura; avrebbe ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attraversò l&#8217;avenida, nella pausa del traffico, e si mise a camminare per Florida. Gli scosse le spalle un brivido di freddo, e immediatamente la risoluzione di essere più forte dell&#8217;aria viaggiatrice tolse le mani dal rifugio delle tasche, aumentò la curva del petto e raddrizzò il capo, in una ricerca divina sul cielo monotono. Avrebbe potuto sfidare qualsiasi temperatura; avrebbe potuto vivere laggiù, oltre Ushuaia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Triste come lei</em></p>
<p>Traduzione: Angelo Morino Einaudi, 1981</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1909 nasce a Montevideo, nel &#8217;29 è a Buenos Aires, dove pubblica i primi racconti e lavora come giornalista. Il momento di discreta fama arriva negli anni &#8217;60. Poi nel 1974 è arrestato dalla giunta giunta militare (un altro assassinio di libertà). Nel 1975 se ne va in Spagna, a Madrid, e lì rimane fino alla morte, nel 1994. Nel 1980 vince il Premio Cervantes, ma lui non se ne accorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Esordisce con il romanzo <em>Il Pozzo</em>, seguito da <em>Terra di nessuno</em>, <em>Per questa notte</em>,<em> La vita breve</em>,<em> Il cantiere</em>, <em>Raccattacadaveri</em>, <em>Lasciamo che parli il vento</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le letture di Alessandro Baricco.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Take no Prisoners]]></category>

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		<description><![CDATA[Baricco propone &#8220;Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento&#8221; di Sergio Luzzatto nell&#8217;elenco dei cinquanta migliori libri che ha letto negli ultimi dieci anni? Facendo finta che interessi a qualcuno, ma che cazzo legge Baricco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Baricco propone &#8220;Padre Pio. Miracoli e politica nell&#8217;Italia del Novecento&#8221; di Sergio Luzzatto nell&#8217;elenco dei cinquanta migliori libri che ha letto negli ultimi dieci anni? Facendo finta che interessi a qualcuno, ma che cazzo legge Baricco?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Danila Comastri Montanari inedita. L&#8217;amore sviscerato per la serialità.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inediti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il testo inedito di Danila Comastri Montanari proposto qui da Satisfiction è un biglietto d&#8217;ingresso nel laboratorio dell&#8217;autrice di Tenebrae, Tabula rasa e Nemesis (tra gli altri). Ma anche una sorta di &#8220;racconto di formazione&#8221; che ricostruisce il rapporto &#8220;amoroso&#8221; nei confronti del romanzo seriale, &#8220;la cui confortante ripetitività permette di affrontare tematiche nuove con un modesto travaglio&#8221;. Per questo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il testo inedito di Danila Comastri Montanari proposto qui da Satisfiction è un biglietto d&#8217;ingresso nel laboratorio dell&#8217;autrice di <em>Tenebrae</em>, <em>Tabula rasa </em>e <em>Nemesis</em> (tra gli altri). Ma anche una sorta di &#8220;racconto di formazione&#8221; che ricostruisce il rapporto &#8220;amoroso&#8221; nei confronti del romanzo seriale, &#8220;la cui confortante ripetitività permette di affrontare tematiche nuove con un modesto travaglio&#8221;. Per questo motivo personaggi come Sherlock Holmes e Nero Wolfe, l&#8217;impareggiabile Jeeves di P.G. Woodehouse o il capitano Kirck di Star Trek, pur nell&#8217;andamento imprevedibile dei racconti e delle puntate, costituiscono per sempre un mondo rassicurante in cui tutte le tessere, alla fine, devono tornare al loro posto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo Melissi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molti lettori accorti hanno capito subito che nel mio insano ottimismo avevo già concepito il mio primo romanzo nella logica della fiction seriale, sebbene non avessi fino a quel momento mai pubblicato, e a dire il vero neppure scritto, una riga di narrativa. Perché serie aveva da essere necessariamente, quella dei polizieschi latini di Publio Aurelio, vista l&#8217;impossibilità di ridurre la Roma del primo secolo a un unico libro senza naufragare sugli scogli della roboante retorica littoria o su quelli, non meno letali, della giuliva approssimazione hollywoodiana. Questa è la scusa ufficiale: anch&#8217;io, come il mio protagonista Publio Aurelio, ho una buona scorta di alibi morali con cui giustificare i miei impulsi segreti.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà il motivo autentico, peraltro validissimo, è da ricercarsi nell&#8217;amore sviscerato per il romanzo seriale, la cui confortante ripetitività permette di affrontare tematiche nuove con un modesto travaglio, ancorata com&#8217;è la trama di ogni episodio a personaggi fissi e lietamentee prevedibili. Incontrare nelle pagine di un libro figure già note è un po&#8217; come rivedere amici di vecchia data e informarsi sulle loro recenti peripezie: se costituisce un piacere per chi legge, figuratevi poi per chi scrive!</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentalmente fedeli a se stessi, gli eroi seriali si muovono infatti in un mondo in lenta evoluzione, dove la rottura delle consuetudini diventa fonte di gaudio per il lettore, che è in grado di prevederne i futuri sviluppi. Può dunque accadere che Bertie Wooster si faccia crescere i baffi contro il parere di Jeeves, che il misantropo Nero Wolfe si avventuri fuori dalla vecchia casa di arenaria, che l&#8217;imperturbabile signor Spock prenda una cotta, che Piperita Patty compri un vestito a frappe, che James Bond prenda moglie, che Publio Aurelio si dimetta dal Senato. Tutti però sanno perfettamente che a queste temporanee trasgressioni verrà posto rimedio prima dell&#8217;ultima pagina.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, la serie non è immobile. Gli eroi sbocciano, crescono, maturano, invecchiano, vanno in pensione, talvolta muoiono. Henry Potter comincia a sbirciare le ragazze, Steve Carella mette al mondo due gemelli, il cognato lord di Pitt viene barabaramente ucciso, il giudice Dee cambia distretto, il capitano Kirk è promosso ammiraglio, Aloysius Pendergast rivela le perfide trame del suo stresso fratello, Ellery Queen si trasforma da giovane saccente qual era in serioso gentiluomo, Dirk Pitt scopre all’improvviso di avere due figli già adulti, Precious Ramotswe convola a giuste nozze con il meccanico Matekoni, il mitico padre di Wallander lascia il mondo dei vivi e Oswald Breil diventa addirittura premier di Israele.</p>
<p style="text-align: justify;">Potrei tirare avanti per un pezzo con questo elogio sperticato, ma mi trattengo, perché si tratta ovviamente di un altro alibi. Invero la serie, amabile vizio di tanti, è un bisogno assoluto per chi come me ha alle spalle un&#8217;infanzia felicemente schizoide, spesa tutta a creare universi alternativi alla quotidianità, a interagire con figure irreali, a mettere in scena nei recessi di un privato teatro mentale le molteplici vicissitudini di avventurieri fascinosi e socialmente inaccettabili, ricalcati probabilmente sul modello primigenio di quell’ardito Feri Ats, nemico dei ragazzi della Via Paal, che fu l’eroe indiscusso dei miei primi anni (no, non redarguitemi: esistono bambini-Pinocchio e bambini-Peter Pan. I primi, diventati adulti, fanno andare avanti il mondo. Io appartenevo inesorabilmente ai secondi.)</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sono anche nata sotto una buona stella e la sorte mi ha sempre sorriso. Impagabile fortuna fu ad esempio, durante l’adolescenza, non aver avuto guide e tantomeno censori nella scelta dei libri: classici e gialli, saggi e fumetti, filosofia e fantascienza, manuali botanici e feuilletons, Hugo e Miller, Catullo e Graves, Shakespeare e la Marchesa degli Angeli, Sartre e Star Trek, Dumas e Caldwell, il rapporto Kinsey e la poesia Tang, Milton e Rocky Rider, Marlowe e Wodehouse, Malaparte e Erasmo da Rotterdam, Druon e il Chin P’ing Mei, Fiordistella e Federico Garcia Lorca, il puro piacere della lettura, senza nulla da dimostrare, nessuna scheda da comporre, né interrogazioni da subire o riassunti faticosamente raffazzonati per strappare un’esigua sufficienza scolastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Era quindi assolutamente inevitabile che nel mio beato guazzabuglio di letture, dopo essermi adeguatamente “caricata” col Claudio di Graves, io venissi anche in contatto con lo &#8220;Spartacus&#8221; di Fast, un candido trotskista americano nelle cui pagine lo schiavo ribelle era percepito come il liberatore messianico giunto a spezzare le catene dell&#8217;oppressione servile. Mi colpì il modo in cui il protagonista veniva descritto attraverso gli occhi dei corrotti dominatori quiriti, decisi a distruggerlo non tanto per tema della sovversione sociale, quanto per invidia della sua drittura, compendio di tutte le prische virtù da loro barattate con lussi e mollezze. Vidi poi il film di Kubrik e il Douglas col gladio mi parve ancora molto vichingo, con la differenza che qui era buono, buonissimo, quasi santo. Confesso che tutti quei gladiatori così miti e di delicati sentimenti mi lasciarono un po&#8217; perplessa, ma in compenso godetti di uno splendido Charles Laughton nella parte di Gracco (nei kolossal americani, il senatore “democratico” si chiama invariabilmente Gracco: l’ultimo era interpretato dall&#8217;ottimo Derek Jacobi)</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi un giallo “latino” con i gladiatori, e un titolo accademicamente contestabile, “Morituri te salutant”, frase pronunciata sì una sola volta, ma che sarebbe stato folle lasciarsi scappare, visto che l’immaginario collettivo ha i suoi diritti. A proposito: un grazie sentito a Ridely Scott, che anni dopo, girando “Il gladiatore” ha riportato in auge i ludi, facendo sensibilmente levitare le vendite del mio libro con la storia inossidabile di Massimo Decimo Meridio, ovvero l&#8217;esule Ulisse tornato a a sterminare i Proci, o se preferite, il conte di Montecristo risorto dal castello d&#8217;If per compiere la sua vendetta. Una trama immarcescibile, capace di pagare ancora a distanza di millenni: peccato che Scott abbia ammazzato il protagonista, voltando le spalle a una soluzione seriale…</p>
<p style="text-align: justify;">Io, che di serie campo, Publio Aurelio non potrei ammazzarlo nemmeno se volessi (ovviamente non voglio, perché mi è molto simpatico) tanto più che dopo i gladiatori avevo a disposizione i legionari, gli schiavi, i liberti, i ricchi, i poveri, le matrone vereconde e quelle disinvolte, la condizione della donna, i culti orientali, la medicina antica, il diritto romano, le terme, i campi di battaglia e in grazia ai Numi, di materiale ce n’è ancora parecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, nel giallo seriale l&#8217;indagine non è tutto: pochi ricordano le trame di Rex Stout, ma in tanti sarebbero capaci di descrivere minuziosamente ogni stanza della casa di arenaria, la grande cucina di Fritz, lo studio con la poltroncina rossa, la serra all&#8217;ultimo piano e l&#8217;ascensore che scende alle quattro in punto per portare al lavoro il pachidermico Nero. Io stessa riconoscerei senza fallo qualsiasi agente dell&#8217;87° distretto incontrandolo in strada e, invitata nel salotto dell&#8217;ispettore Wallander, su nella gelida Scania, cercherei subito con gli occhi il quadro del tramonto col gallo cedrone; potrei senza dubbio elencare gli ingredienti dei decotti di fratello Cadfael e forse sarei persino in grado di ripetere il canto di guarigione che lo zio sciamano insegna a Jim Chee, l&#8217;agente navajo dei libri di Hillermann. Di fatto, i personaggi seriali sfuggono all&#8217;autore per vivere di vita propria: Conan Doyle non è riuscito a uccidere Sherlock Holmes sotto la cascata, né Loriano Macchiavelli a far fuori Sarti Antonio con la pallottola che pareva averlo colpito alla fine di una fosca vicenda. E se alla sottoscritta è capitato alcune volte di leggere sul web certe avventure di Publio Aurelio che non aveva mai scritto, vi assicuro che il piacere ha nettamente prevalso sul disappunto per la violazione del copyright.</p>
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		<title>Speciale dal Salone del Libro di Torino</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 11:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fascetta Nera]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#038;nbsp]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Vallardi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10866" title="Vallardi" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Vallardi-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Einaudi.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10857" title="Einaudi" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Einaudi-183x300.jpg" alt="" width="273" height="330" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Feltrinelli.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10858" title="Feltrinelli" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Feltrinelli-193x300.jpg" alt="" width="483" height="298" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/ISBN.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10859" title="ISBN" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/ISBN-192x300.jpg" alt="" width="473" height="297" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Meridiano-Zero.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10860" title="Meridiano Zero" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Meridiano-Zero-229x300.jpg" alt="" width="470" height="301" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Minimum-Fax.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10861" title="Minimum Fax" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Minimum-Fax-216x300.jpg" alt="" width="464" height="293" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Mondadori.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10862" title="Mondadori" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Mondadori-220x300.jpg" alt="" width="454" height="298" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Rizzoli-2.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10863" title="Rizzoli 2" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Rizzoli-2-186x300.jpg" alt="" width="443" height="299" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Rizzoli.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10864" title="Rizzoli" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Rizzoli-185x300.jpg" alt="" width="440" height="300" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/San-Paolo.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10865" title="San Paolo" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/San-Paolo-197x300.jpg" alt="" width="438" height="300" /></a></p>
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<p><a href="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Trova-lintruso.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10867" title="Trova l'intruso" src="http://www.satisfiction.me/satisfiction/wp-content/uploads/Trova-lintruso-300x198.jpg" alt="" width="444" height="197" /></a></p>
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		<title>John Dos Passos inedito. Il Manhattan Transfer censurato.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inediti]]></category>

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		<description><![CDATA[Le ipotesi sui motivi che spinse il censore fascista (1932) a tagliare parte del testo pubblicato nel 1932 del Manatthan Transfer di John Dos Passos - il monumentale viaggio nelle vene della Grande Mela - sono almeno due. Forse la presenza di un anarchico italiano tra i personaggi del romanzo fu mal vista dal regime o, forse, fu la stessa traduttrice &#8211; Alessandra ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le ipotesi sui motivi che spinse il censore fascista (1932) a tagliare parte del testo pubblicato nel 1932 del <em>Manatthan Transfer</em> di John Dos Passos - il monumentale viaggio nelle vene della Grande Mela - sono almeno due. Forse la presenza di un anarchico italiano tra i personaggi del romanzo fu mal vista dal regime o, forse, fu la stessa traduttrice &#8211; Alessandra Scalero &#8211; ad operare un&#8217;autocensura in corso d&#8217;opera (la sua versione è quella circolata fino a oggi nelle librerie italiane). Ora il libro viene ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai in versione integrale, restituendo nella sua completezza il testo più famoso dell&#8217;autore amato da André Gide e Jean-Paul Sartre. Satisfiction propone qui la conversazione &#8220;anarchica&#8221; rimossa a partire dalla prima pubblicazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo Melissi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;"><strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">«Non è che hai una bella bottiglia, lì sotto al cappotto? Ho visto qualche ragazza niente male qui in zona.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Cos’è successo, Congo?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ho perso il lavoro… Non voglio averci più niente a che fare con quello là. Andiamo a prenderci un caffè.»</p>
<p style="text-align: justify;">Ordinarono caffè e ciambelle in un chiosco su un terreno edificabile.</p>
<p style="text-align: justify;">«Eh, bien. E ti piace ’sto cazzo di Paese?» chiese Marco.</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché no? Tanto è la stessa cosa dappertutto. In Francia si vive bene ma ti pagano male; qui ti pagano bene ma si vive male.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Questo Paese è completamente sottosopra.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Mi sa che mi rimetto per mare…»</p>
<p style="text-align: justify;">«Vorrei proprio sapere perché non imparate l’inglese», disse l’uomo con la faccia da cavolfiore che gli sbatté davanti le tre tazze di caffè.</p>
<p style="text-align: justify;">«Se parlassimo inglese», replicò Marco seccato, «forse non ti piacerebbe ascoltarci.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché ti hanno licenziato?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Merde. Non lo so. Ho litigato con quel vecchio cammello del proprietario… Vive proprio di fianco alle stalle; così, oltre a pulire le carrozze, ha voluto anche che dessi una passata al pavimento di casa sua… Sua moglie ha una faccia tipo così.» Congo strinse le labbra e provò a incrociare gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco scoppiò a ridere. «Porca puttana!»</p>
<p style="text-align: justify;">«E tu cosa gli hai detto?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Be’, loro sono andati dritti al punto; io ho abbassato la testa e ho detto ok. Tutti i giorni dalle otto alle sei, e ogni giorno che passava mi davano cose sempre più sozze da fare… E ieri sera mi dice di pulirgli il cesso. Eh, no… Questo è un lavoro da donne… Lei si è infuriata e ha iniziato a urlare. Ma un po’ di inglese l’ho imparato ormai… Vaffanculo tu, le ho detto… E così il vecchio mi ha buttato in strada e mi ha inseguito col frustino dicendo che non mi avrebbe pagato la settimana… Mentre litighiamo arriva un poliziotto, io provo a spiegargli che il vecchio mi deve dieci dollari e sai cosa mi dice lui? “Fila, sporco italiano” e mi sbatte il manganellosulla testa… Merde alors…»</p>
<p style="text-align: justify;">Marco era rosso in faccia. «Ti ha detto “sporco italiano”?»</p>
<p style="text-align: justify;">Congo annuì con la bocca piena.</p>
<p style="text-align: justify;">«Irlandese di merda…» borbottò Marco in inglese. «Sono stufo di questa città del cazzo… La stessa cosa in tutto il mondo, la polizia ci mena, i ricchi ci portano via anche il nostro stipendio da fame, e di chi è la colpa? … Dio cane! Colpa tua, mia, di Emile…»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non l’abbiamo fatto noi il mondo… Loro l’hanno fatto, o Dio forse.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dio è dalla loro parte, come i poliziotti… Quando arriverà il giorno lo ammazzeremo Dio… Io sono un anarchico.»</p>
<p style="text-align: justify;">Congo sussurrò: «Les bourgeois à la lanterne, nom de dieu.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sei anche tu dei nostri?»</p>
<p style="text-align: justify;">Congo si strinse nelle spalle. «Io non sono né cattolico, né protestante. Non ho soldi e non ho un lavoro. Guarda qua», e indicò con un dito sporco un lungo strappo sui pantaloni, all’altezza del ginocchio, «questa è anarchia… Io voglio andarmene in Senegal e diventare negro.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Sembri già un negro», disse Emile ridendo.</p>
<p style="text-align: justify;">«È per quello che mi chiamano Congo.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Tutte sciocchezze», proseguì Emile. «La gente è uguale dappertutto. Solo che alcuni ce la fanno e altri no… Ecco perché sono venuto a New York.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Dio cane, se penso che venticinque anni fa… Quando si diventa vecchi come sono io si capiscono tante cose. Voi non avete mai rimpianti? A volte…» e si diede dei colpetti con le nocche sullo sparato rigido, «sento caldo qui, è come se stessi soffocando… Allora mi dico: “Coraggio, che il nostro giorno sta per arrivare, il il giorno del sangue”.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Io invece mi dico», replicò Emile, «quand’è che farò i soldi?» «Ascolta, prima che me ne andassi da Torino, l’ultima volta che ho visto mia madre, sono andato a una riunione di compagni… È venuto a parlare un nostro compagno di Capua… un uomo bello, alto e magro… Ha detto che dopo la rivoluzione nessuno avrebbe più vissuto del lavoro di un altro uomo… Polizia, governi, eserciti, presidenti, re… Loro sono il potere. Ma il potere non è reale; è un’illusione. I lavoratori fanno quello che fanno perché credono che sia vero. Il giorno in cui la smetteremo di credere ai soldi, alla proprietà, sarà come svegliarsi da un sogno. E non ci sarà bisogno di bombe, di barricate. Religione, politica, democrazia… è tutta roba che usano per tenerci addormentati. Dobbiamo andare per le strade e gridare alla gente: “Svegliatevi!”»</p>
<p style="text-align: justify;">«Se scenderai in strada sarò con te», disse Congo. «Sai chi è l’uomo di cui parlo? Si chiama Errico Malatesta, è il più grande italiano dopo Garibaldi… Ha passato quasi tutta la sua vita in prigione e in esilio, in Egitto, in Inghilterra, in Sudamerica, dappertutto… Se fossi un uomo come lui, non avrei paura di niente; potrebbero impiccarmi, fucilarmi… Non mi importerebbe… Sarei felice.»</p>
<p>«Uno così dev’essere pazzo», disse Emile lentamente. «Pazzo.»</p>
<p style="text-align: justify;">Marco buttò giù l’ultimo sorso di caffè. «Aspetta, tu sei ancora giovane. Capirai… Uno alla volta ce lo faranno capire… Ricordati quello che ti sto dicendo… Forse sono troppo vecchio, forse sono già morto, ma verrà il giorno in cui i lavoratori si libereranno dalla schiavitù… Camminerai per strada e sarà la polizia a scappare, entrerai in banca e sarà piena di soldi lì pronti da prendere… Ci stiamo preparando in tutto il mondo. Anche in Cina ci sono dei compagni… La Comune di Parigi è stata solo l’inizio… Il socialismo ha fallito. Ora è il tempo dell’anarchia… E se falliremo anche noi, qualcun altro prenderà il nostro posto…»</p>
<p style="text-align: justify;">Congo sbadigliò. «Ho un sonno boia.»</p>
<p style="text-align: justify;">L’alba color limone inzuppava le strade vuote gocciolando dai cornicioni, dai corrimano delle scale antincendio, dai bordi dei posacenere, spaccando le zone d’ombra tra gli edifici. Le luci erano spente. A un angolo videro Broadway, stretta e bruciata come dopo un incendio.</p>
<p style="text-align: justify;">«Io non vedo mai l’alba», disse Marco con la voce che gli crepitava in gola, «e infatti non dico mai forse… forse oggi.» Si schiarì la gola e sputò contro il palo di un lampione; poi si allontanò da loro con la sua andatura ondeggiante, respirando a pieni polmoni l’aria fresca.</p>
<p style="text-align: justify;">«Congo, è vera quella cosa che vuoi ripartire?»</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché no? Per vedere un altro po’ di mondo…»</p>
<p style="text-align: justify;">«Mi mancherai… Dovrò trovarmi un’altra stanza.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Troverai un altro amico di sicuro.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ma se te ne vai resterai un marinaio tutta la vita.»</p>
<p style="text-align: justify;">«E a te cosa ti cambia? Quando sarai ricco e sposato verrò a trovarti.»</p>
<p style="text-align: justify;">Camminavano lungo la Sesta. Un treno della L Line rombò sopra le loro teste producendo un rumore di ferraglia che svanì poco alla volta tra le travi.</p>
<p style="text-align: justify;">«Perché non trovi un altro lavoro e ti fermi un altro po’?»</p>
<p style="text-align: justify;">Congo tirò fuori due sigarette dal taschino del cappotto, ne allungò una a Emile, accese un fiammifero sfregandolo sui pantaloni e sbuffò lentamente il fumo dal naso. «Te lo dico», e si passò la mano aperta sul pomo d’Adamo, «ne ho fin qua di questo posto…</p>
<p style="text-align: justify;">Forse tornerò a casa e andrò a trovare le ragazze di Bordeaux… Almeno loro non sono fatte di ossa di balena… Mi arruolerò volontario in Marina e mi metterò il pompon rosso… Ragazze così. È l’unica vita… Ubriacarsi, far casino e vedere l’Estremo Oriente.»</p>
<p style="text-align: justify;">«E morire di sifilide in ospedale a trent’anni…»</p>
<p style="text-align: justify;">«E che problema c’è?… Ogni sette anni il corpo si rinnova.»</p>
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		<title>Hitchcock, Ambler, Fleming: la spy story su chi doveva  girare il primo Bond.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inediti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel settembre del 1959, mentre cominciava ad immaginare cast e troupe per il primo film di James Bond, Ian Fleming inviò un telegramma al romanziere Eric Ambler, chiedendogli di scoprire se al suo amico, Alfred Hitchcock, sarebbe interessato dirigere il film. Hitchcock, che aveva da poco entusiasmato il pubblico con un thriller ricco d’azione, North by Northwest, rifiutò immediatamente e ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel settembre del 1959, mentre cominciava ad immaginare cast e troupe per il primo film di James Bond, Ian Fleming inviò un telegramma al romanziere Eric Ambler, chiedendogli di scoprire se al suo amico, Alfred Hitchcock, sarebbe interessato dirigere il film.</p>
<p style="text-align: justify;">Hitchcock, che aveva da poco entusiasmato il pubblico con un thriller ricco d’azione, North by Northwest, rifiutò immediatamente e senza indugi l&#8217;offerta, preferendo portare sul grande schermo <em>Psycho</em> di Robert Bloch. La sceneggiatura che aveva per protagonista James Bond non fu utilizzata fino all&#8217;anno dopo, quando Ian Fleming la trasformò nel romanzo <em>Thunderball</em>. In esclusiva italiana per Satisfiction il telegramma inviato da Ian Fleming a Eric Ambler, nella traduzione di Nicola Manuppelli, che rivela come il grande Hitchcock sarebbe potuto diventare il padre degli 007.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gian Paolo Serino</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eric Ambler 106.420 TARANTA WAY LOS ANGELES 24 CAL.</p>
<p style="text-align: justify;">PER HITCH &#8211; STOP &#8211; SCRITTO TRATTAMENTO CINEMATOGRAFICPO BOND CON MAFIA CHE RUBA BOMBE ATOMICHE PER RICATTO INGHILTERRA TUTTO CULMINANTE A NASSAU CON AMPIE PARTI SOTT’ACQUA &#8211; STOP &#8211; QUESTO PER LA XANADU FILM LTD DEL MIO AMICO IVAR BRYCES, CHE HA DA POCO PORTATO A TERMINE BOY &amp; BRIDGE FILM INGLESE SELEZIONATO PER IL FESTIVAL DI VENEZIA, MA ATTACCATO DAI CRITICI E FLOP A CURZON, ANCHE SE ORA STA ANDANDO MOLTO BENE NELLE ANTEPRIME &#8211; STOP &#8211; PRODUTTORE DEL FILM KEVIN MCCLORY. HITCHCOCK GRADIREBBE OCCUPARSI DELLA REGIA DI QUESTO PRIMO FILM DI BOND IN ASSOCIAZIONE CON XANADU? ABBONDANTE DISPONIBILITÀ ECONOMICA. RICHIESTA IN NOME DELLA VECCHIA AMICIZIA SENZA IMPEGNO MA TUTTO POTREBBE ANDARE IN PORTO SPECIE SE TU FOSSI PLAUSIBILMENTE INTERESSATO ALLA SCENEGGIATURA.</p>
<p style="text-align: justify;">I MIEI RIGUARDI</p>
<p>IAN FLEMING</p>
<p>KEMNEWS LONDRA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(traduzione Nicola Manuppelli)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia dei &#8220;poetini&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[P.A.Z.]]></category>

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		<description><![CDATA[Nessuno se la prenda a male, ma questa è davvero l’Italia dei ‘poetini’. A gettare uno sguardo a ciò che fanno la maggior parte dei poeti delle nuove e nuovissime generazioni, almeno quelli più ‘visibili’, viene lo sconforto. Mentre nel resto del mondo la poesia si avventura su strade nuove, tenta di ritrovare il senso della propria esistenza, ricollocandosi nel ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nessuno se la prenda a male, ma questa è davvero l’Italia dei ‘poetini’. A gettare uno sguardo a ciò che fanno la maggior parte dei poeti delle nuove e nuovissime generazioni, almeno quelli più ‘visibili’, viene lo sconforto. Mentre nel resto del mondo la poesia si avventura su strade nuove, tenta di ritrovare il senso della propria esistenza, ricollocandosi nel corpo e nella voce del poeta, scommette su se stessa, rischia l’azzardo dei nuovi media (chi non mi crede provi a informarsi su ciò che accade nel resto d’Europa, o nelle Americhe), qua da noi è tutto un florilegio di plaquette su plaquette, devastate da io mostruosamente espansi, rese appiccicose da sentimentalità scontate e a volte schiettamente ridicole, un circolo vizioso di leziose auto-indagini esistenziali, che, a lettura finita, ci lasciano più poveri e desolati che mai. Il tutto in un silenzio della teoria, del pensiero, del progetto artistico, davvero impressionante, in cui le massime vette speculative sono toccate da qualche sparuta riflessione sulla lingua, da qualche polemichetta risibile sull’avito dilemma cuore/ragione (ospitato sin sulle pagine del maggior quotidiano nazionale), come se interi decenni fossero passati invano. Viene in mente di dedicare a quest’Italia dei ‘poetini’ i versi che Cino da Pistoia dedicò alla mia città.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte i maestri di costoro sono i leader riconosciuti di una restaurazione lirica iniziata ormai da anni e che non accenna a mollare la presa, annidata com’è nelle pieghe pingui dell’editoria e della politica culturale che conta. Così – plaquette dopo plaquette – il monumento al nostro triste provincialismo diviene ogni giorno più grande e vergognosamente visibile. La critica? La critica guarda e ignora, se si fa eccezione di qualche dotta Introduzione a questo, o a quello. Da quanto latita in Italia un serio intervento sulle condizioni della poesia, sulle sue forme, sulle sue prospettive? Sospetto, però, che la ragione non sia soltanto la pigrizia della critica, ma addirittura una sua forma di clemenza… Ciò che i ‘poetini’ producono è autotelico, più che critica, chiede eco, mentre ciò che c’è di nuovo questa critica nemmeno ha gli strumenti per leggerlo. Dunque è il silenzio. E i pochi che si danno davvero da fare rischiano anche di essere calunniati, rei come sono di insistere perché una vera ricerca poetica rinasca in Italia, colpevoli di osare la denuncia: il re è nudo!</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, certo, siamo italiani, e i ‘poetini’ e i loro mentori di mezz’età non lo sono di meno. Dunque si orecchia, si provvede a far arrivare sul palco un trio d’archi, ci si esercita a leggere alla meno peggio i propri testi ‘muti’, o si producono strane collane di poesia (che altrove sarebbero considerate frutto di un inesplicabile misreading) in cui ai testi di poesia si accludono dischi di questo, o quel musicante, più o meno a caso, rovistando tra i fondi di magazzino delle case discografiche, nella speranza esplicitata che questo aiuti le vendite.</p>
<p style="text-align: justify;">La poesia, insomma, si guarda morire, coccolando compiaciuta tutti i suoi vizi peggiori. Il suo lezioso silenzio scrive le sua epigrafe funeraria, ovviamente politically correct, badando bene a che le parole all’uopo scelte siano abbastanza raffinate da far letteratura. Come se questi giovani fossero nati già vecchi…</p>
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