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Francesco Quaranta. Mi ricordo dove sono nate le idee dei romanzi

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dove scrivi, quando scrivi, dove cammini quando ti riposi? in quale città o paese è nato il libro, in che stanza, in che bar? sei mancino\a o destrorso\a? passeggi? in bici, in auto, osservi alberi? scruti cornicioni, affondi lo sguardo nel cielo, segui le onde del suono e dell’acqua? quali sono i rumori della città e quali i silenzi delle vaste campagne? fumi? bevi? quanto pesi? scrivi dopo cena prima di pranzo? quando? la tua è scrittura di spostamento di stasi, di spazio, del corpo?

 

Francesco QuarantaSarebbe tutto molto più pratico se, una volta comodi al tavolo della cucina o in camera alla scrivania, ci si potesse legare alla sedia e obbligarsi al foglio o alla tastiera, purtroppo succede che gran parte della scrittura avviene negli spostamenti, ciondolando per casa, o passeggiando, infilando diverse prospettive passo dopo passo, agitando il corpo per smuovere tutt’altro.

Capita che formuli interi passaggi a mente e che poi li perda perché impossibilitato ad appuntarli, ecco perché mi si vede scarabocchiare roba dappertutto, oppure saltar fuori dal letto a notte fonda. Ma si tratta di lampi che si esauriscono in fretta, le distrazioni sono dietro l’angolo. Per costringermi a stare immobile devo recarmi in un luogo affollato, tipo bar o università, ma anche lì ne approfitto per lo più per lamentarmi del casino.

E poi ci sono l’alcol e la musica, se azzecchi le dosi giuste restringi il tuo campo di attenzione a te stesso e al foglio, limiti le distrazioni. Ma è una pratica delicata.

Cornicioni, torri, angoli di nuvole, fiumiciattoli, pozzanghere, fronde, fronti, capelli, mani, piedi, ciottoli, non li osservo per davvero, cerco oltre questi una specie di ordine che nello scrivere mi manca. A volte fisso delle persone per pura curiosità, ma nel momento in cui se ne accorgono è come il principio di Heisenberg: non sono più da soli e veri.

Scrivo molto in rapporto con i pasti e intervallo entrambi, scrittura e cibo, con spostamenti o movimenti nervosi, colpa di un metabolismo rapido che opera a tutto tondo e domina persino i processi mentali.

Le idee per romanzi o un racconti sono nate da momenti di insoddisfazione iperattiva, quella che mi diverto a chiamare fame, fosse essa un viaggio sui sedili posteriori di un’auto, una visita alla nonna che non ha idea di cosa tu faccia nella vita o una notte insonne che di te sa fin troppo. Dà da pensare che io ricordi molto meglio dove sono nate le idee di romanzi ormai abortiti, piuttosto che la genesi di raccontini che in sé e per sé si sono rivelate soddisfacenti.

Per il fatto che sia scarsa e incostante, sessioni sporadiche e distratte, la mia scrittura è legata a un senso di colpa. Spesso mi sento ossessionato dall’idea di produrre e concludere, e odio l’idea di sprecare qualcosa, scrivere qualcosa che poi già so getterò via. Esagerando, più che un metabolismo rapido, uno ci potrebbe vedere una forma di bulimia da pagina in concerto con un disturbo della personalità. Ma forse è solo colpa del fatto che sono mancino e gemelli.