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Recensioni Autore: Eowyn Ivey / Einaudi / pp. 413 / € 19

LA BAMBINA DI NEVE

Recensione di Simona Gioia
LA BAMBINA DI NEVE

Rimane sul viso il freddo purissimo delle giornate piene di fiocchi tanto da accecare gli occhi e immergere il cuore in un biancore silenzioso che sa di vuoto, di fuga, di rinascita. Rimane un senso di freddo fra le mani che sa di fatica, di vita conquistata ora per ora, quasi strappata alla natura benefica e “matrigna”, dopo aver letto d’un fiato (impossibile sottrarsi al richiamo delle sue pagine “magiche) la fiaba di Eowyn Ivey, bibliotecaria diventata scrittrice che vive nell’Alaska di oggi. Quella degli anni Venti, selvaggia e senza confini, è la terra scelta da Mabel per sfuggire al suo destino di donna senza figli. Lì si è rifugiata insieme con il marito Jack, ma il “nuovo mondo” non ha portato la sperata serenità. L’asprezza del paesaggio e della vita ha indurito i rapporti tra i due sposi un tempo innamorati: il libro inizia con Mabel sola, che pensa, forse tenta, il suicidio. Ma è la neve a cambiare le carte in tavola. Sotto una tempesta, Mabel e Jack tornano i giovani inconsapevoli che sono stati, giocano e costruiscono un pupazzo che si trasforma – come in una favola russa dal tragico finale – in una bambina, la figlia desiderata che non hanno potuto avere. Il suo nome è Pruina. Con una volpe al fianco, addosso un cappottino azzurro, Pruina si avvicina e si allontana veloce, accetta di essere accolta e poi torna a rifugiarsi chissà dove fra i boschi imbiancati. Va e viene, come la felicità. Troppo breve per essere vera.