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Inediti 27.02.2017

Lev. M. Loewenthal anteprima. La dodicesima nota (Non è la nuova Elena Ferrante)

494184_eca9af3b26ce477fbdced7147a535cb0-mv2Non è la nuova Elena Ferrante, perché Lev Matvej Loewenthal, pessoano scrittore, sceglie di pubblicare ogni romanzo con uno pseudonimo diverso e di non cavalcare mai l’onda del successo appena ottenuto da uno dei suoi eteronimi. Nonostante i suoi editori accettino di non divulgarne l’identità, è un dato di fatto che la sua vera firma sta in quel suo stile originalissimo, individuabile, poetico, ritmato e leggero con cui narra storie crude, ma piene di forza e di speranza, calibrate sul doppio registro della ricerca storica e della denuncia sociale, con un’ironia da jüdischer Witz, sempre pronta a risolversi in interrogativo ontologico.

Nonostante si defili e si nasconda, forse più da se stesso che dai lettori, Lev Matvej Loewenthal è un autore affermato, perché ogni sua nuova pubblicazione è un clamoroso successo di pubblico, in Italia e all’estero. 
Lo dimostra il caso recente di sette poesie, edite online dalla rivista Carteggi Letterari,
1 che in soli sette giorni (sono state pubblicate il 14 febbraio) hanno avuto più di novecento condivisioni su Facebook e non parliamo di semplici visualizzazioni, ma di novecento persone che hanno notato, nell’immenso mare di internet, quei versi crudi, ma caldi, intimi e li hanno voluti condividere. Versi con cui Loewenthal cita in giudizio un Dio vecchio e vendicativo per crimini contro l’umanità e nel contempo stringe con la sua Sephora un patto oltre le contingenze del tempo e della morte, incidendo nomi su lapidi di carta. 

Si ha come l’impressione che i suoi romanzi siano proprio questo: lapidi di carta, scolpite nell’urgenza della memoria, con cui l’autore dipinge, con sorriso dolce e beffardo di chi la sa lunga, un mondo «su cui piovono a gocce schegge e micce» (per citare una delle sue poesie). E Loewenthal deve averne viste tante, se la sua biografia è reale: nato a Kiev da un diplomatico israeliano e da una musicista francese quarantatré anni fa, ma cresciuto tra Italia, Israele e Svizzera, pare sia uno di quegli anonimi Medici Senza Frontiere che rischiano costantemente la vita in zone di guerra. Svizzero di adozione, scrive, oltre che in italiano, in inglese, francese e yiddish. I suoi testi sono stati tradotti, tra l’altro, in giapponese e olandese.

Carteggi Letterari, casa editrice che non esiteremmo a definire figlia minore, ma non meno bella ed elegante della Sellerio ai tempi di Elvira Giorgianni, pubblicando le sette poesie dalla raccolta Sefer Sephora ha annunciato l’imminente edizione di un nuovo romanzo di Loewenthal, strappato con grazia a un gruppo editoriale italiano ben più blasonato e imponente.

Non senza difficoltà (visto il riserbo della casa editrice riguardo alla pubblicazione ormai prossima), tramite l’agenzia stampa che ha diffuso il comunicato ai media elvetici, abbiamo rintracciato l’agente di Loewenthal, per porgli alcune domande e siamo così entrati in possesso di una vera chicca, che offriamo con piacere in anteprima ai lettori di Satisfiction: l’incipit del romanzo.

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Alla vigilia dell’uscita di questo nuovo romanzo, la casa editrice che lo pubblicherà è restia a rilasciare dichiarazioni: non solo non trapela nulla sull’identità dell’autore, ma le bocche sono cucite anche sulle date delle presentazioni ufficiali. Lei può darci qualche anticipazione?

Il romanzo si intitola La dodicesima nota e sarà in libreria da metà marzo. È un testo poetico, ingegnoso e sarcastico sull’eterno scontro tra il Bene e il Male ed ha una sua precisa colonna sonora, perché la vera protagonista del romanzo di Loewenthal è la forza esplosiva della musica. Le presentazioni verranno annunciate sicuramente dalla casa editrice in concomitanza con l’uscita del libro.

 

A che genere appartiene il romanzo?

La cifra dell’autore è il continuo gioco con diversi generi letterari e su diverse linee temporali, in una mistura di ironia, sarcasmo e riflessione dolorosa su eventi storici che hanno marcato a fuoco il Novecento e stanno segnando profondamente questo nuovo secolo. Si inizia col ritrovamento tardivo, in un giardino di Gerusalemme, del cadavere di un vecchio ebreo, un po’ decomposto, perché un’eclissi di sole, un forte diluvio e lo shabbat hanno distratto l’attenzione e nessuno ha notato il vecchietto morto stecchito. Si tratta di tre eventi che raramente capitano contemporaneamente. Il testo è disseminato di questo tipo di “scorie ironiche” che sono tutt’altro che dettagli e gli fanno reggere la prova di infinite letture, o anche una sorta di lettura trasversale di sequenze di capitoli che non sono quelle prestabilite dall’autore, un po’ come nel Gioco del mondo di Cortázar. Insomma, si tratta di un testo in cui il lettore è sempre chiamato in causa, deve essere vigile, non distrarsi, fare attenzione ai minimi particolari, come in un giallo: ogni tessera fa parte del grande mosaico, anzi, ogni nota fa parte della sinfonia composta da Loewenthal.

 

Carteggi Letterari ha messo a segno un bel colpo aggiudicandosi questa pubblicazione. Voci di corridoio dicono che abbia sottratto Loewenthal a un gruppo che la fa da padrone nell’editoria italiana, ce lo conferma?

L’autore, dopo un’esperienza francese estremamente gratificante, con un raffinato e storico editore e un grande successo di pubblico, ha deciso di mettersi nuovamente in gioco. È vero che era in contatto con il gruppo cui lei accenna, ma qualcosa non lo soddisfaceva. Per caso ha visto il catalogo di Carteggi Letterari e credo che abbia riconosciuto in Natàlia Castaldi e Gianluca D’Andrea non solo l’amore per una qualità artigianale della manifattura di ogni libro, ma anche quella vena di entusiastica follia e quell’autoironia che contraddistinguono anche lui e così ha deciso che non voleva pubblicare con nessun altro.

 

A quali premi letterari parteciperete? Lo chiedo, perché Loewenthal ha lasciato di stucco la giuria di un concorso negli USA (di cui io facevo parte), rinunciando a ritirare il premio, dicendosi impegnato su altri fronti.

Sono decisioni che spettano all’editore.

 

Domanda impertinente: chi è Lev Matvej Loewenthal? Lo conosce di persona? I direttori editoriali di Carteggi Letterari sanno chi è oppure neanche loro, come l’editore francese, lo hanno mai visto in faccia?

Loewenthal è una persona schiva e riservata, che mette continuamente i propri testi alla prova dei lettori, anche partecipando a concorsi letterari i cui premi concreti, in realtà, non gli interessano affatto: a lui importa che le sue storie vengano lette. Professionalmente svolge un mestiere che lo porta a viaggiare di continuo e lo assorbe completamente. Io lo conosco di persona da molto tempo. Posso confermare che si tratta di un romanziere che ha già riscosso, all’estero, grande successo, in particolare negli ultimi quattro anni con due lavori editi in Francia, recensiti molto positivamente da Le Monde, Le Figaro, ma che soprattutto hanno avuto il riscontro positivo dei lettori, che è quello gli che interessa di più. Non credo che nessuno all’interno della casa editrice italiana lo abbia mai visto in faccia.

 

Allora non avremo il piacere di incontrarlo a una presentazione pubblica del nuovo romanzo?

Chissà, potrebbe provare ad entrare, ma venire bloccato sulla porta, come Bohu, il narratore a quattro zampe del suo romanzo…

 

 Nadine Matasci

 

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Non un precetto (Dio me ne guardi!), piuttosto un consiglio: evitate di morire a Me’a She’arim durante un’eclissi di sole prima dello shabbat; sempre che, per una qualche ragione, non vogliate essere ritrovati, leggermente decomposti, solo all’alba della domenica successiva.

Lo dico, perché all’altra estremità del cielo è già sorta la macchia biancastra della stella del mattino, quando, all’altezza del civico 23 della Avodat Yisra’el, in un vizzo giardino, è stato rinvenuto il cadavere di un uomo dall’età indefinibile, deceduto il pomeriggio di tre giorni prima.

Accanto al corpo un qualcosa che, inizialmente scambiato per un voluminoso shtreimel bordato di morbida pelliccia di zibellino, si è rivelato essere un cane, vivo.

Intendiamoci: confondere un bonario cane acciambellato con un pregiato tondo copricapo ricavato da una trentina di code di sventurati mustelidi – implicito apprezzamento del pelo del cane, il quale, commosso, ringrazia – non è poi così bizzarro quanto non notare, per tre giorni buoni, dal venerdì alla domenica, il corpo senza vita di un pover’uomo in un cortile.

Eccomi, nondimeno, costretto a fare l’avvocato del diavolo. Alla negligenza degli onesti cittadini del rione ultraortodosso di Me’a She’arim hanno indiscutibilmente contribuito quei due elementi raramente coincidenti: l’eclissi totale di sole del venerdì e l’inizio dello shabbat. Tre ore ininterrotte di oscurità totale, durante le quali si è scatenato il diluvio. Gerusalemme è stata avvolta dalle tenebre in pieno giorno e così c’è stato chi non ha visto, chi non ha voluto vedere e chi, ammesso che, una volta tornato il sole, abbia visto, non ha proprio potuto muovere un dito. Dalle sei del pomeriggio del venerdì e durante tutto il sabato, qualsiasi gesto che comporti un’intenzionale volontà di agire è proibito: anche telefonare alla polizia se c’è un morto stecchito sotto casa.

Domenica 6 giugno 1999, la notizia dell’anomala eclissi viene riportata dai giornali della sera Ma’ariv e Ye Dioth Ahronoth. In un trafiletto si accenna al cadavere della Avodat Yisra’el: l’identità dell’uomo resta, tuttavia, ignota, si è potuto solo stabilire che, chiunque egli sia, è stato derubato.

 

La dodicesima nota ©Carteggi Letterari 2017

1 http://www.carteggiletterari.it/2017/02/14/lev-matvej-loewenthal-sette-poesie-dalla-raccolta-sefer-sephora/