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Loredana Lipperini a marchette. Da anni recensisce se stessa con un altro nome.

La giornalista e scrittrice Loredana Lipperini è nota al pubblico dei lettori di blog letterari  per le sue rigorose (e spesso motivate)  posizioni di correttezza, limpidità e coerenza.
Maestra irraggiungibile del punto e virgola, Loredana Lipperini, la Signorina Rottermayer della critica letteraria italiana, è sempre pronta a scagliarsi contro le nefandezze di un mondo editoriale e culturale spesso troppo vir…ato al maschile.
Da anni pronta a combattere contro ogni incoerenza, paladina giustizialista sommaria sempre pronta a emettere sentenze, l’Ape Maya del non detto, la pin up del pensierino in fondo alla scala a “sinistra”, da anni Loredana Lipperini dispensa lezioni di etica e morale.
Ma a dimostrazione che in Italia morale ed etica troppo spesso si confondo con il catechismo, ecco che Satisfiction scopre con prove inoppugnabile che Loredana Lipperini altri non è che Lara Manni, scrittrice che pubblica con Fazi e Feltrinelli anche con discreto successo.
E sin qui nessun problema, sono tantissimi i giornalisti che mascherano la propria narrativa più commerciale dietro pseudonimi.
Il problema inizia perché se cercate Loredana Lipperini e Lara Manni scoprirete che sono anni, almeno dal 2009, che Loredana Lipperini recensisce i modo positivo ed elogiatorio Lara Manni, cioè se stessa.
Loredana Lipperini,  corsivista de “la Repubblica” e conduttrice della trasmissione Fahrenheit su RadioRai3, da anni condanna l’uso del “corpo delle Donne” ma intanto fa marchette a se stessa.
In un Paese serio già solo per questo andrebbe licenziata: non dico da Repubblica, una testata editoriale di privati,  ma sicuramente dalla Rai: perché dobbiamo pagare il canone per ascoltare delle autopromozioni?
Ma si sa, non siamo in un Paese serio.
Meglio (d)enunciare chi fa critica rock piuttosto che chi, profetandosi paladina delle ingiustizie continuando a fare marchette (letterarie), manda la letteratura, quella vera, a puttane.
Sono da sempre convinto che è proprio poer questi “giochetti” che in Italia non si legge più. I lettori sono traditi proprio da chi li dovrebbe difendere, da chi trasforma la letteratura in un’associazione a delinquere di stampo immaginario.

Gian Paolo Serino