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Senza categoria 17.01.2012

Mario Monti.

di

Forse può suggerire qualcosa, ai nostri lettori, il fatto che la Longanesi avesse un direttore editoriale di nome Mario Monti. L’omonimia è attestata all’anagrafe, resta da capire se trattasi di sdoppiamento patologico della personalità o di un tipico caso di segni ridondanti. Sta di fatto che nel catalogo Longanesi, accanto al Monti Mario presidente del consiglio, figurano libri come I briganti o I pirati firmati dal secondo Monti, romanziere, storico, attore. C’è poi un saggio – edito, però, da Bompiani nel 1983 – che potrebbe gettar nuova luce sul tutto: Le grandi stangate. A firmarlo, sostengono gli storici del libro, fu il Monti direttore editoriale, e non l’economista. Oggi anche questa certezza vacilla. La quarta di copertina de Le grandi stangate recita: “Falsari, imbroglioni, truffatori, ladri (…) personaggi realmente esistiti e vicende che superano le creazioni della più sfrenata fantasia”. Tutti inclusi. Esclusi solo, spiega il Monti, coloro che usano apertamente la violenza. Usarla in tal guisa sarebbe – è sempre il Monti versione scrittore a parlare – “la più manifesta confessione di incompetenza”.  Molto colorata la copertina de Le grandi stangate. Molto.
Ma gli anni Novanta sono stati quelli del colorare tanto, colorare tutto. C’era chi imbrattava muri, chi pasticciava su pezzi di carta con pastelli a cera e chi, non meno goffamente, colorava  vecchi film in bianco e nero con improbabili sfumature simili a quelle delle vecchie cartoline per gonzi che i napoletani iniziarono a vendere, dopo l’Unità, ai primi ignari turisti piemontesi. Passi per i muri, passi per i pastelli, passi per i gonzi e per la cera, ma una cosa che non perdonerò mai agli anni Novanta è di avermi restituito Stanlio e Ollio con guance incipriate di rosa che forse solo la Heater Parisi dei tempi di Fantastico si sarebbe arrischiata di portare. Ma gli anni Novanta erano anche quelli dei Mondiali, di Maradona che manda affanculo Napoli, quelli dell’imminente ingresso nell’euro, quelli di Berlusconi, certo, ma puredi un Mario Monti che ad alcuni – quanto meno a me – sembrava impomatato non meno della Parisi da Baudo o di Ollio dopo il restyling in sala montaggio. Anche le copertine dei libri erano diverse da oggi e sembravano quelle dei boeri. E i libri? I libri, d’altronde, erano poco più che boeri: li aprivi e dentro ci trovavi la scritta “ritenta, sarai più fortunato” o se ti andava meglio “prendine un altro”. Lo confesso: ho tentato, ma non mi è andata bene. Io mi ci sono messo d’impegno a leggere Il governo dell’economia e della moneta. Contributi per un’Italia europea, 1970-1992, edito da Longanesi nel 1993. Mi ci sono messo, ma non ci ho capito nulla. Mi ci sono messo perché quando, improvvisamente, sullo schermo del TG2, mi è apparso Mario Monti che, alla sua prima visita ufficiale in Vaticano, donava proprio questo libro al Papa, beh, mi sono detto: “qualcosa dentro deve esserci”. Invece… Effetto boero. Ma la cosa strana è che, poco dopo, facendo zapping, su Rai3 scoprivo che alle ore 20 di ogni sera, un  oscuro ma ammirevole genio del male ha deciso di mandare in onda, e senza lifting o colore, le comiche di Stanlio e Ollio. Strano paradosso lombrosiano, quello delle associazioni causali e tipologiche al tempo dello zapping. Sarà, ma a me, Mario Monti ricorda troppo da vicino Stan Lauren. Stesso ghigno, stessa apparente tendenza al piagnisteo, stessa perfidia involontaria. Stesso stile e stessa austeritas. Ollio senza colore e Monti senza trucco, sembrava impossibile solo alcuni mesi fa. E invece eccoli lì… Forse siamo veramente usciti dagli anni Novanta, ma anche senza colore, gli spettri continuano a aggirarsi per l’Europa. Mancano le torte in faccia, per ora.