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Recensioni Autore: Marco Salvador / Fernandel / pp. 128 / € 12

Processo a Rolandina

Recensione di Margi De Filpo
Processo a Rolandina

 

Prima di parlarvi di Rolandina devo fare una premessa, perché Rolandino Roncaglia è esistito davvero, e con lui è esistita anche Rolandina, ma il corpo che li racchiudeva entrambi è stato arso sul rogo a Venezia nel 1354, e quella che troviamo in questo testo è solo una verosimile ricostruzione dei fatti sulla base della sentenza di condanna originale e di alcuni incartamenti processuali riguardanti casi simili. Una ricostruzione avvincente che ci riporta indietro di molti anni, in una città che era stata, fino a poco tempo prima, più tollerante nei confronti dell’omosessualità. Ma Venezia è cambiata dopo la grande pestilenza del 1348 e soprattutto dopo la crisi economica e demografica che ne è seguita. È venuta a consolidarsi la terribile convinzione che le pestilenze siano punizioni volute da Dio contro la corruzione dei costumi sessuali e che l’unico modo di riportare la città alla sua magnificenza sia estirpando il marcio, il contro natura, il sodomita.

La ragione per cui Rolandina, venditrice di uova fresche di giorno e prostituta per necessità di notte, viene accusata di sodomia va ricercata negli statuti cittadini in cui il reato, suddiviso in tre categorie a seconda della gravità, comprende “ogni forma di eiaculazione fuori della vagina” includendo quindi i rapporti anali fra uomo e donna, il coito interrotto, il sesso orale e la masturbazione. E per i suddetti peccati la pena prevista, non solo a Venezia, era la morte sul rogo. Ancora più difficile la situazione, negli stessi anni, a Treviso. “Là, nel caso di sodomia fra uomini, la pena è di prendere i colpevoli, spogliarli e trafiggere loro il pene con un chiodo, appenderli nudi a un palo nella piazza più grande e lasciarli esposti al pubblico ludibrio per un giorno e una notte prima di bruciarli fuori delle mura”. È proprio una pena sproporzionata che il nobile Marco Giustinian, ex capo sestiere veneziano ora membro dei Signori di Notte, vorrebbe evitare alla giovane Rolandina, accusata di sodomia da parte di un cliente. “Una misera puttana che cerca di sbarcare il lunario pure quando ha il mestruo” rischia di essere processata, fustigata ed espulsa dalla città per un reato di poco conto.

Ma Marco Giustinian non sa che Rolandina rischia molto di più, perché in verità, nonostante le sue fattezze e movenze femminili – ha i seni, fianchi larghi, è glabra e ha glutei pieni e cosce tornite – Rolandina è nata uomo. Una rivelazione che sconvolge perfino il medico incaricato di visitare la giovane donna: “ha genitali maschili, non ha alcun orifizio femminile e perciò non ha certamente utero e ovaie […] un mistero degli imperscrutabili disegni del Creatore, un essere che il ventre materno ha prodotto come fosse incerto se farlo maschio o femmina”. È allora che il testo di Marco Salvador sembra implodere, non è più un romanzo epistolare, un insieme di fascicoli, un noir, diventa una bussola che sta ad indicarci che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta e che a guardarci indietro rischiamo di rendere vani secoli e secoli di sofferenze indicibili. Perché il dolore che Marco Giustinian riversa nei suoi diari è quello di un uomo prigioniero del suo tempo, di un ruolo, di una morale, di una legge, un uomo che, messo di fronte alla verità, farebbe di tutto pur di cambiare se stesso e, in un secondo momento, il mondo intero.

La voce di Rolandina è profonda e struggente. I ricordi della sua vita di maschio impotente, il matrimonio mai consumato, la riscoperta della sua intimità solo quando creduto donna, il suo sentirsi un abominio della natura, consumano il lettore. Il lessico essenziale, curatissimo e corrosivo ci riporta ai giorni d’oggi, racconta la paura del diverso, le ragioni intime di persecuzioni e genocidi. Non si può non pensare alle notizie che arrivano dalla Cecenia quando Rolandina viene torturata prima di essere condotta sul rogo, e neanche quando un atto di pietà le viene negato per ragioni di carattere strettamente “politico”. Ed è sconcertante pensare che la storia di un transgender, o forse ermafrodita, vissuto a Venezia settecento anni fa possa, ancora oggi, insegnarci moltissimo.