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Recensioni Autore: Yves Pagès / L’Orma editore / pp. 156 / € 11

Ricordarmi di

Recensione di Maria Caterina Prezioso
Ricordarmi di

Souviens-moi, un piccolo affresco nato dalla penna di Yves Pagès (classe 1963) e pubblicato in Italia da i tipi dell’Orma editore, una casa editrice capace di individuare figure oltremodo importanti, scritture esigenti, ma non necessariamente rivolte ad esclusivi palati raffinati, scritture e uomini destinati a rimanere quando di altri si sarà persa memoria e traccia.
Ricordarmi di … Souviens-moi… mi appare come una preghiera laica “Che possa tornarti la memoria, che tu possa ricordare e mai più farti sfuggire dalle mani” … questo puzzle di immagini, istantanee che vengono recuperate dal profondo dell’anima dove giacevano addormentate. E come la Bella addormentata viene riportata in vita dal Principe azzurro, così la memoria personale e la memoria collettiva, di più di una generazione, viene data nuova vita attraverso questa scrittura piccola, ma inesorabilmente bella, nel suo essere se stessa. Pagès è un personaggio, è stato (come tanti altri scrittori direte voi) magazziniere, bidello, libraio in nero e oggi è uno scrittore, un drammaturgo e il fondatore di una casa editrice Édition Verticales, un intellettuale capace di rappresentare il suo tempo, in grado di raccontarsi e raccontare di loro. E’ questo che mi ha lasciato soprattutto stupefatta ed ammirata. Come sia riuscito attraverso frammenti di scrittura ad appassionare, a far entrare il lettore non solo nella sua vita privata, ma nella vita degli altri, altri a  volte troppo spesso dimenticati o guarda caso rimossi dalla memoria collettiva perché diventa troppo difficile, troppo gravoso farli rivivere attraverso la nostra vita, il nostro quotidiano, il nostro sguardo. Dunque una raccolta di … ricordati di … ogni pezzo nasce con questo incipit che non è solo ritornello teatrale, rumore di fondo, ma bensì un richiamo, un sollecitare quel frammento ad uscire fuori nella sua interezza, nella sua bellezza e risorgere dalla cenere di un battito di ala frantumato nell’aria. Dunque una raccolta di… ricordi dall’infanzia agli eventi politici di oggi, ricordi di un militante della vita che tanto appaiono come un rimando a quel Je me souviens di Georges Perec, ma con una profonda e radicata appartenenza al mondo degli altri.  Ma quali sono esattamente questi altri, oltre se stesso in quanto altro, da non dimenticare nelle preghiere che l’uomo rivolge a Dio all’imbrunire del giorno?
Una scrittura alta e teatrale: (ascoltatene il suono) “Di non dimenticare quella vamp adolescente che, tra gli altri attori dilettanti colpiti da distrofia muscolare che partecipavano al laboratorio teatrale dell’ospedale Raymond-Poincaré di Garches, aveva passato l’intera sessione di prove a ridisegnarsi le labbra, con lo stick del rossetto tra le dita del piede sinistro, il suo unico arto ancora efficiente, e dei suoi pretendenti che, sulle loro sedie a rotelle, sfilavano ai piedi della pedana su cui si truccava quella bellezza muta, ognuno sentendosi venir meno quand’era il suo turno di confessarle il suo amore impossibile, quasi fossero otto diversi Romeo a darsi il cambio sotto il balcone di quella Giulietta fatale”.
Una scrittura personale che sboccia come un sorriso a ritroso nel tempo: “Di non dimenticare quell’ultima passeggiata con mia madre tra Belleville e Stalingrad, qualche mese prima della sua morte, noi due, a braccetto in mezzo a un corteo che reclamava la regolarizzazione in massa dei migranti del lavoro, quando io, alzando la voce tra la folla, avevo aggiunto allo slogan  rituale – “Documenti per tutti!” -  un inedito colpo di coda: “O tutti senza documenti!”, che mi era valso dapprima una smorfia di lieve riprovazione materna, e poi, appena intorno fu ripresa quella nuova parola d’ordine, un lampo di complicità maliziosa nei suoi occhi”.
Ebbene la penna di Yves ci spinge a fare lo stesso gioco, per un attimo provare a ricordarsi di …