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Recensioni Autore: Laurent Mauvigner / Feltrinelli / pp. 64 / € 8.50

STORIA DI UN OBLIO

Recensione di Camilla Gaiaschi
STORIA DI UN OBLIO

Il 28 dicembre 2009 Michaël Blaise, 25 anni, nato in Martinica, viene ucciso da quattro guardie nel retrobottega di un supermercato a Lione per aver rubato una lattina di birra. Di quella tragedia dell’assurdo, Laurent Mauvigner ne fa un grido di dolore feroce e commosso, strappandolo alla dimenticanza. Dopo la catastrofe dello stadio dell’Heysel (Dans la foule) e quella della guerra di Algeria (Des hommes, edito in Italia da Feltrinelli), l’autore francese torna a raccontare la banalità del male e come nelle sue opere precedenti fa della scrittura un gesto di resilienza. Storia di un oblio è una sola, lunga frase spezzata, sessantaquattro pagine senza maiuscola ad aprirle, né punto finale a chiuderle, una parentesi rubata al vociare della cronaca, un minuzioso resoconto che un anonimo narratore legge sottovoce al fratello della vittima, quasi a volergli restituire la dignità perduta. Il silenzio. Dopotutto, c’è ben poco da raccontare di questa vicenda che toglie il fiato, se non la spirale di violenza incontrollata che quattro bulli mettono in campo, l’omofobia e il razzismo come eterni canali di sfogo di tensioni sociali sottaciute e mai superate. Perché un uomo, come disse ai tempi del processo il pubblico ministero che Mauvigner cita in apertura, “non può morire per così poco”. Restituirgli la parola perduta è ciò che può fare la scrittura.