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Inediti 13.03.2013

William Wall inedito. Il colpo di stato e il terrorista del bulbo oculare.

Risalgono al 2006 entrambe le short stories del poeta e romanziere irlandese William Wall (Cork, 1955) che pubblichiamo qui per la prima volta in traduzione italiana. Come segnala il sito dell’autore, dove questi testi sono liberamente scaricabili in lingua inglese, il racconto “Il colpo di stato ha inizio” è stato scritto in Italia dopo le elezioni del 2005. “Il terrorista del bulbo oculare”, invece, è ambientata nel futuro, rispetto al momento della scrittura: le poche date certe presenti nel testo, infatti, si riferiscono al 2008 e al 2009. Tuttavia, se entrambe le short stories presentano elementi distopici e al tempo stesso fortemente militanti, questo avviene nell’ambito di una riscrittura della storia che resta ancora oggi fresca e attuale. Parte della forza della scrittura di Wall risiede infatti nell’uso ambiguo, sfumato e paradossale delle categorie consolidate dell’arte e della politica, invitando a ragionamenti più articolati e complessi di quelli che scaturiscono da analisi militanti che siano, viceversa, esclusivamente ideologiche. Altro punto di forza della scrittura di Wall, in queste short stories, è l’uso ludico del linguaggio, in particolar modo con la profusione di giochi linguistici e di puns che si registra nel “Terrorista del bulbo oculare”. A tale proposito, si è scelto di non introdurre note esplicative al testo, per non interromperne l’irruente flusso paratattico. (Una nota che però è forse necessaria per chi, come me, non s’intenda di ittica è questa: il merlano è chiamato anche pesce pollock, con un evidente doppio senso ironico, da riferirsi all’arte mainstream del secondo Novecento.)

L’unica opera di William Wall tradotta in italiano è, al momento, l’antologia poetica Le notizie sono (Mobydick, 2012, traduzioni a cura di Adele d’Arcangelo).

Lorenzo Mari

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IL COLPO DI STATO HA INIZIO

La notizia cattiva è che il colpo di stato ha inizio ogni giorno alla stessa ora. Alle sette e mezzo in punto, la flotta lascia gli ormeggi e tutte le navi raggiungono le posizioni prestabilite; in particolare, sono l’incrociatore e la sua brigata di cacciatorpedinieri e di dragamine ad avvicinarsi al porto. Alla stessa ora, gli elicotteri trasportano le forze speciali verso i punti strategici della città. Il Capitano X, un noto membro della junta, entra nel palazzo del parlamento con 220 soldati della Guardia Civile. Assumono il controllo dell’aula dove i deputati stanno prendendo posto per il dibattito del mattino. I leader del Partito Socialista, del Partito Comunista e del Nuovo Fronte Comunista vengono trascinati fuori dall’aula sotto il tiro delle armi e vengono portati nella stanza dove i deputati rilasciano interviste alla televisione pubblica e alla radio. La stanza, in effetti, è in tutto e per tutto come uno studio televisivo, ed è così da molto tempo, ovvero da quando il governo ha realizzato per la prima volta che avrebbe avuto vita più facile se si fosse dimostrato accomodante con la stampa. Lì, di fronte alle telecamere della televisione, e quindi, ovviamente, davanti agli occhi di tutta la nazione, questi uomini sono fucilati. In parlamento non ci sono anarchici, perché rifiutano qualsiasi tipo di governo. Durante la trasmissione, mentre alla stazione televisiva tutti gli occhi sono puntati sui monitor a guardare, avvinti, la fine di tre vite umane, è la televisione stessa a cadere preda dei ribelli. È stato un colpo di genio della junta capire che anche l’esercito lealista, che aveva ricevuto notifica dell’attacco del Capitano X, e che comunque ne era stato avvisato dai propri servizi di intelligence, si sarebbe fatto incantare dalle trasmissioni. Dal momento in cui le televisioni nazionali sono cadute, tutto procede come da copione: tutte le vie di comunicazione da e per la città sono bloccate. L’approvvigionamento di cibo e di altri beni di prima necessità deve passare attraverso blocchi stradali. Come da copione, i simpatizzanti di sinistra – anarchici, anarco-sindacalisti, comunisti, attivisti di ogni tipo – sono fucilati a fianco delle loro macchine o dei loro camion, oppure vengono fatti scendere dai treni e vengono allineati lungo i binari, dove lo stesso destino li attende, ma non prima che il treno sia partito. Vengono arrestati tutti gli editori dei giornali, fuorché i sostenitori del colpo di stato. Curiosamente, nonostante tutta questa macelleria, i leader dei sindacati raramente subiscono anche soltanto qualche piccolo rimprovero. Con ogni probabilità, questo lo si deve al fatto che l’ultimo governo stabile, che era liberale, aveva abolito il diritto allo sciopero e aveva annesso i sindacati alle corporazioni degli industriali. Alle dieci, i visitatori della Galleria Nazionale iniziano a sentite uno strano rumore, simile a quello di una spillatrice, che viene da qualche parte sopra di loro. È il rumore degli artisti che vengono eliminati. Un’attenzione particolare è dedicata ai surrealisti, ai cubisti, agli iperrealisti e ai cartellonisti (questi ultimi per la loro collaborazione con i partiti politici, che ogni notte tappezzano la città di manifesti con ammonimenti terrificanti, e anche lievemente ridicoli, sul futuro), nonché agli artisti performer. Con gli artisti performer ci vuole più tempo, perché sono il gruppo più numeroso. All’università, iniziano sempre dai post-strutturalisti, perché questa eredità peculiare del postmodernismo fa andare su tutte le furie i colonnelli, per l’enfasi sul primato del linguaggio e per la tesi secondo cui la realtà è una costruzione di parole. I colonnelli sono realisti duri e puri, e per questo motivo hanno una sottile affinità con i marxisti, che vengono fucilati sempre per ultimi. La lista è lunga e conta alcune presenze bizzarre: al Policlinico, i medici abortisti e le infermiere che si sono rifiutate di firmare garanzie contro l’aborto; nel settore commerciale, gli agenti delle assicurazioni; nelle comunità rurali, i coltivatori che avevano acconsentito a partecipare ai test sui semi geneticamente modificati; nelle comunità religiose, i teologi che avevano predicato il disegno intelligente. Si tratta soltanto di lavorare con un occhio al futuro, dice il Colonnello P. Gli ausiliari del traffico sono torturati e fucilati. Anche le donne che si siedono all’ingresso dei bagni pubblici per prendere la mancia, e qualche volta hanno un foglietto scritto a mano con le tariffe, vengono uccise. Anche i vivaisti. Gli insegnanti di francese. I collezionisti di francobolli. All’ora di pranzo, quando è così caldo che gli impiegati devono pensarci due volte, prima di lasciare i loro uffici con l’aria condizionata per andar fuori a mangiare, la junta si è insediata. Le esecuzioni degli ufficiali e dei soldati lealisti proseguono nelle caserme, nei campi dell’aviazione e sulle navi della flotta. I governi di Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina hanno già riconosciuto la junta come un governo de facto, in attesa della ratifica del parlamento, che si riunirà rapidamente domani prima di essere aggiornato a data da destinarsi, quando l’ordine sarà ristabilito. Nella piazza di fronte al parlamento si stanno riunendo gli studenti e si mormora con preoccupazione di forze oscure, di governi stranieri e di insurrezione. Tra di loro si muovono le teste calde, chiedendo solidarietà e unità, e che quelli che hanno contatti con l’estero facciano circolare le notizie. Altri parlano apertamente di bottiglie Molotov e delle grandi lotte del passato – la Rivoluzione d’Ottobre, le Brigate Internazionali, le grandi proteste contro la guerra del 2003. Un’atmosfera carnevalesca prevale invece tra i gruppi più al margine, dove circolano droghe illegali e chitarre. Prima che faccia notte, la polizia, che, naturalmente, oltre a essere diretta dalla junta è anche comandata da un proprio capo, farà fuoco in modo indiscriminato sulla folla, uccidendo gran parte dei chitarristi, che a causa dei loro strumenti sono più lenti degli altri nel buttarsi a terra. Cantanti e zufolanti subiranno un numero minore di perdite. Alle quattro in punto, i colonnelli si recano in pellegrinaggio alla casa del vecchio professore e gli chiedono formalmente di assumere la carica di dittatore. Quando accetta, tirano un sospiro di sollievo. Il professore vive appartato, in una casa che ha un muro di cinta che circonda tutto il giardino. Vengono invitati i fotografi, affinché lo immortalino mentre siede presso il suo roseto. Le redazioni serali preparano i titoli: Il Filosofo al Potere. Oppure: Il Filosofo-Re. Oppure: La Repubblica delle Idee. Ciascun giornale secondo il proprio pubblico di riferimento. Il primo decreto ad essere firmato è la condanna a morte di chiunque gli succederà al potere. Verranno fucilati all’alba, come da tradizione. Questa sarà una repubblica liberale – lui ripete sempre – la democrazia sarà restaurata a tempo debito, ma non prima che il popolo abbia ricevuto un’educazione adeguata su cosa significa essere liberi. I colonnelli emettono un comunicato stampa. È breve, nel loro tipico linguaggio piatto e scabro. La crisi è finita. L’ordine è stato ristabilito. La Borsa riaprirà come di consueto. I blocchi stradali saranno rimossi durante la notte. L’embargo navale sarà tolto. Il traffico aereo ritornerà alla normalità. Lo stato di emergenza continuerà soltanto fino a quando sarà necessario. La legge marziale continuerà soltanto fino a quando sarà necessario. I colonnelli sentono, anche se non lo dicono, che l’onore della repubblica è stato ripristinato. Si sentono legittimati per le loro precedenti azioni, per la loro cospirazione, per il loro crudele autoritarismo, dalla natura della crisi e dal successo del loro piano. Hanno a cuore l’interesse della nazione. Sono persone perbene che non provano piacere nelle circostanze estreme che sono piombate su di loro. Hanno tutti famiglia e qualcuno ha anche mandato i propri figli all’università, a farsi contagiare dalle idee che loro odiano. In un mondo più giusto, si ripetono, dei militari come loro si godrebbero una meritata pensione, senza dover immischiarsi nel sordido mondo della politica. Durante la notte, una pace irrequieta scende sulla nazione. I bambini piagnucolano mentre dormono. Gli anziani raccontano storie dei tempi che furono e narrano di altri golpe, oppure ricordano l’epoca in cui uno spargimento di sangue sembrava un prezzo troppo alto per qualsiasi cosa. Le giovani madri si chiedono cosa sarà dei loro bambini. I padri si sentono in dovere di essere protettivi e al tempo stesso sono spaventati, come fossero in procinto di essere chiamati a difendere le loro stesse case. Il boato, quando arriva, distrugge ogni illusione. Accade dopo il canto del gallo. Il muro è sventrato, il roseto distrutto. Le guardie muoiono nell’esplosione. Nessuno sa chi sia il responsabile della morte del filosofo, ma tutti sanno che questo atto destabilizzerà lo stato. Per quanta speranza di normalità ci fosse prima dell’attentato, nessuno ora riesce a credere che il futuro porterà altro se non pericolo. È tempo di agire. La gente mormora del bisogno di una mano dura, mormora di forze oscure, di terrorismo. Sente che occorre sferzare un altro colpo contro il nemico. E così alle sette e mezzo in punto la flotta lascia gli ormeggi. Il colpo di stato ha inizio.

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IL TERRORISTA DEL BULBO OCULARE

Il terrorista del bulbo oculare era pronto a morire per le arti visive. Pubblicò un manifesto che sarebbe potuto uscire direttamente dalla penna di Guy Debord. Quando Damian Hirst ricevette una commissione dalla Fox Flying per il design dei loro aerei, lui emise una fatwa contro Hirst, dichiarando che l’artista aveva ‘del suo pennello fatto trombetta’ (alludendo con ciò alla scia di bolle che sembrava uscire dagli apparecchi). In seguito, Hirst fu assassinato in circostanze misteriose e, secondo alcune fonti affidabili interne alle indagini, si era tentato di inchiodarne il corpo nudo alla parete della sala da pranzo. A seguire, ci fu una campagna contro i cartelloni pubblicitari della Fox Flying (Fox – Partenze Intelligenti). Le azioni di questa campagna furono così capillari da suggerire il lavoro di un’intera organizzazione, ma il terrorista del bulbo oculare non assunse mai un nomme-de-guerre, restando quindi poco più che una presenza spettrale per l’opinione pubblica. La campagna anti-pubblicitaria era basata sull’immagine di una pecora volante. A prima vista, tutte le pecore sembravano identiche, ma a un’analisi più ravvicinata (per una galleria di immagini, visitare: www.eyeballbomber.org/gallery/), saltavano all’occhio molte piccole modifiche. La variante più comune era l’esibizione di una parte di scheletro della pecora, e la più impressionante di queste apparve su un cartello all’ingresso dell’aeroporto di Heathrow, dove la pecora volante mostrava il cranio nudo al posto della testa. Questo lavoro a tecnica mista fu venduto all’asta per un milione e duecento sterline. Il cranio, in fatti, era una riproduzione in legno decolorato di una vera testa di pecora, minuziosamente eseguita in scala 111: 100. Il primo segno che l’artista si stava sempre di più votando a un tipo di violenza spettacolare giunse quando un merlano, conservato in formaldeide e posto in un gabbiotto di vetro come parte di una collettiva nella galleria d’arte commerciale non-convenzionale Itaka, a Islington, esplose durante il vernissage, uccidendo due persone e ferendone diciannove, tra i quali il famoso collezionista d’arte Charles Saatchi, che riportò alcune trascurabili ferite- alla testa. Gli effetti tossici della formaldeide continuano ancora oggi a fare cronaca. Questo atto di terrorismo compiuto da ignoti, ma evidentemente collegato ad azioni di vandalismo precedenti, per il riferimento al famoso squalo in formaldeide di Hirst (L’impossibilità fisica della morte nella mente di chi è vivo (1991)), venne descritto dal  primo ministro Gordon Brown come “una nuova forma di terrorismo”. Il popolo britannico deve vigilare, disse, a difesa delle sue antiche libertà. Invitò la gente a continuare a visitare le mostre di arte moderna, ma usando cautela verso le forme d’arte più audaci. Il parlamento votò in tutta fretta un decreto nel quale si metteva al bando l’uso dell’arte come forma di violenza e si facevano riferimenti specifici a quella che veniva denominata ‘arte moderna’. Con la scoperta da parte di alcuni blogger del cosiddetto manifesto del ‘Terrore Visuale’, si pensò che dietro gli attacchi ci fosse un attivista appartenente a un’organizzazione sovversiva. Un’appendice della legge Arte del Terrore (2008) mise al bando il Visual Terrorist Front (VTF) e conferì così una definizione ufficiale all’attivista.  Improvvisamente, azioni di terrore visuale su scala ridotta e con un minor livello di sofisticazione iniziarono ad assumere un’enorme importanza. Allo stesso tempo, però, gli schermi LCD che si scioglievano, i vestiti di alta moda che cortocircuitavano al contatto con l’acqua e prendevano fuoco spontaneamente, le etichette velenose del cibo o delle scarpe iniziarono ad andare di moda. Un nuovo slogan fece capolino nel marketing: il terrorismo della merce. Il VTF non si fece più sentire. Oggi sembra che non ci sia neanche mai stato un VTF – non almeno del senso di un’organizzazione con una direzione, con degli obiettivi coerenti e con un modus operandi riconoscibile. Piuttosto, il terrorista del bulbo oculare sembrò accontentarsi di vedere le sue azioni associate a quelle di altri con cui non aveva mai avuto contatti, quando queste azioni erano in qualche modo in linea con il suo manifesto. Il governo, come di regola, emanò dei decreti contro i siti e i domini che ospitavano il manifesto VTF e i documenti correlati, ma, come di regola, la propagazione nel world wide web non poté essere fermata. L’effetto di queste azioni sull’opinione pubblica non ha bisogno di essere ingigantito. Si sviluppò un clima di paura, nel quale tutta l’arte era vista con sospetto. L’arte a tecnica mista divenne una sorta di cavallo di Troia, e la si assoggettò a scrupolose indagini pre-allestimento – raggi x, ultrasuoni e analisi chimiche diventarono strumentazioni standard nelle gallerie più tecnologizzate del mondo, portando addirittura alla realizzazione di un mockumentary sulla ‘medicalizzazione dell’arte’. Per gli artisti diventò una consuetudine inviare alle gallerie, insieme al solito portfolio, alcuni campioni dei materiali utilizzati, i certificati di buona condotta, le dichiarazioni riguardanti le loro posizioni politiche (molti dicevano di non averne), le autorizzazioni della polizia, etc. Le avanguardie, invece, diventarono movimenti underground e molti dei lavori più innovativi iniziarono a circolare in circuiti privati, spesso in forma di baratto o senza compensi. Arte Scherzo, Arte Triste, Bastardarte, Art Macabre e En Suite Art sono i nomi delle correnti che si formarono durante quel periodo. Le gallerie furono ridimensionate e si registrarono imponenti esuberi nel management dell’arte, a tutti i livelli. Sicurezza e immagazzinaggio restarono gli unici settori in crescita. Ma il danno maggiore si verificò nella sfera delle relazioni pubbliche. La pubblicità diventò l’oggetto di un’inedita repulsione. Gli artisti di strada venivano lapidati. Dai vestiti e dai documenti sparirono i loghi delle aziende. La grafica abdicò quasi del tutto alla propria funzione di intermediazione per l’arte alta. Quand’è che il terrorista del bulbo oculare formulò il suo piano definitivo? Le informazioni sono allo stesso tempo sorprendentemente precise e inconcludentemente vaghe. Di lui si sa che iniziò a documentare la sua attività, usando una videocamera digitale, all’incirca nel maggio del 2009. Lo si capisce da una clip di due secondi nella quale appare l’angolo di un giornale; il titolo sembra riferirsi alla ritirata da Bassora. Tutti gli altri metadati relativi ai files video sono stati scrupolosamente rimossi dal materiale esistente. Questa operazione dev’essere stata compiuta da qualcuno dotato di una seppur minima esperienza di programmazione – un altro mistero. Quello che si sa è questo: Un mattino di maggio, il terrorista si mise in contatto, tramite il circuito artistico underground, con Gerhard Fromm, uno scultore tedesco con esperienza nel settore degli esplosivi. Fromm deve essersi appassionato a quello che stava sentendo, perché uscì subito dalla macchia, apparendo a Trieste, Barcellona e Stansted. La polizia lo teneva sotto continua sorveglianza, ma non aveva ragione di sospettare che Gerhard stesse per incontrare qualche personaggio inquietante, quando andò a vedere una partita del Chelsea al Duke of York di Ball’s Pond Road, Hackney. Durante l’intervallo, Gerhard andò in bagno e sparì per tre mesi. Quando riemerse dall’assenza, stava scendendo da un autobus a Leonberg, vicino a Stoccarda. Adesso si sa che in quel lasso di tempo, il terrorista si fece rimuovere chirurgicamente l’occhio sinistro, rimpiazzandolo con una protesi, un occhio di vetro. Successivamente, si costruì molte di queste protesi ,usando una tecnica per soffiare il vetro che gli era stata insegnata dall’anarchico ed ex-bombarolo Tom Wright, oggi in carcere a scontare una pena di venti anni per aver tentato di uccidere Tony Blair nel resort delle Bermuda di Cliff Richard, imbottendo la sua sedia a rotelle di esplosivo. Una scatola di cartone contenente otto pezzi di prova e undici occhi completi, disegnati a mano e firmati EB venne scoperta in una casa occupata vicino a Ridley Road, Hackney. I manufatti furono sequestrati dalla polizia. Durante l’interrogatorio, Gerhard Fromm ha ammesso la propria collaborazione nella produzione della soluzione di nitroglicerina che era stata usata per riempire l’occhio vuoto. Il giorno 11 gennaio 2011, il terrorista del bulbo oculare salì a bordo del volo Fox 111 per Firenze. Un filmato, ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’aereo e contenuto nella scatola nera, mostra questa sequenza: (Un uomo si alza improvvisamente dalla fila numero 8, esce nel corridoio, abbassa la testa e quando la rialza, un’orbita è vuota.) Passeggero sconosciuto: Che schifo!  (Il passeggero lancia l’occhio. Esplosione. Schermata nera.) Un fotogramma del filmato, allargato un centinaio di volte, mostra chiaramente il bulbo oculare durante il lancio, con la pupilla rivolta, per un bizzarro istante, verso la telecamera. L’immagine ha acquisito lo statuto di icona presso i blogger di estrema sinistra. Dopo la pubblicazione dei risultati della commissione d’inchiesta, il Segretario di Stato, Peter Haine, dichiarò che era impossibile emanare leggi ad hoc per ciascun caso. Ad ogni modo, a seguito dell’attacco fu emanata una legge che impediva alle persone con disabilità visiva di viaggiare in aereo, autobus o metropolitana. Successivamente, fu impedito di viaggiare a chiunque fosse dotato di una protesi di qualsiasi tipo, per cinque anni dalla data dell’impianto – includendo in questa lista le articolazioni artificiali e anche i trapianti di cuore, perché descritti a senso di legge come protesi. La vera identità del terrorista del bulbo oculare non è mai stata scoperta. Essendo stato estradato dalla Germania, Gerhard Fromm è attualmente detenuto in forza di una legge che permette la detenzione dei nemici dello Stato senza processo e per una durata indefinita. Le ultime parole del manifesto del terrorista del bulbo oculare furono: “L’arte e la paura entrano attraverso l’occhio, ma soltanto l’arte può abitarvi; artisti del mondo unitevi, non avete niente da perdere”. È piuttosto evidente, però, che gli artisti del mondo avevano tutto da perdere.

William Wall